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22.03.2002 Il laboratorio atossico Keith Howard
 

Lo spazio a disposizione nel laboratorio, per quanto grande, non è mai abbastanza, la cosa migliore è progettare bene le aree di lavoro per ottimizzare ogni zona.
Un laboratorio tradizionale può facilmente essere convertito in uno atossico modificando la disposizione dei piani e lavandini.
Prima cosa da fare eliminare i solventi volatili a base di idrocarburi (vedi L'olio al posto dei solventi, Keith Howard e Il VCA: un estere per pulire gli strumenti, Ad Stijnman N.d.T.), gli acidi, le vernici bituminose e le polveri di colofonia e bitume.

Un'attenta disposizione degli attrezzi e dei macchinari in base alla loro funzione, migliora il lavoro riducendo gli spostamenti all'interno dello spazio e, probabilmente, l'aspetto più importante del laboratorio atossico è proprio la disposizione dei lavandini con rubinetti per acqua calda e fredda. Un buon sistema di lavandini velocizza le fasi di lavoro. La sistemazione al centro della stanza, come un'isola, permette di utilizzare i lati del lavandino per molteplici usi.
Un lato più lungo per lavare lastre di grande formato e telai, con braccio doccia, dal lato opposto un lavandino più stretto per lastre più piccole, lateralmente ad entrambi una vasca per inumidire la carta con sopra fili e mollette per appendere le stampe.
Vicino a questo grande lavandino multiplo, un altro, quadrato, con un braccio doccia per lavare le lastre dal percloruro ferrico, per spogliare la pellicola ImagOn, per granire le pietre e in generale per la pulitura.
Tutto il sistema è costruito in acciaio inossidabile, nelle parti dove il metallo viene a contatto con il percloruro ferrico è consigliato un rivestimento con la resina epossidica, che farà da protezione adeguata, e a lungo termine, agli effetti della corrosione.
L'intero sistema invece che in acciaio può essere costruito utilizzando compensato rivestito di Arborite o altri tipi di foderatura disponibili.
Le mie prime vaschette erano costruite così ed hanno resistito per 10 anni.

Il contenitore per lo sviluppo caustico verticale deve essere fatto bene, in modo da consentire un alto livello di sicurezza e comodità. Viene praticata un'apertura sul fondo di un lavandino piuttosto largo e ampio per inserire un serbatoio verticale, collegato, sotto, al sistema di drenaggio tramite una valvola a chiave. Ciò permette di eliminare la soluzione di soda caustica direttamente attraverso il filtraggio senza muovere il contenitore. Il contenitore ha una rastrelliera di acciaio inossidabile inserita all'interno per reggere le lastre e per permetterne l'uscita, fatta in modo tale che una volta tirata fuori rimanga agganciata al bordo superiore del contenitore (Indossare sempre guanti resistenti alla soda caustica quando la maneggiate).

Nel laboratorio è importante predisporre le varie aree per granire le matrici, operazione rumorosa e che crea polvere (dove non sia possibile creare un sistema di espulsione delle polveri, usare il metodo bagnato), per sgrassare le lastre e per verniciarle, oltre ad alcuni piani di appoggio per riporre la carta e altri su cui asciugarla, tavoli per lavorare e superfici su cui preparare gli inchiostri da rullare, un tavolo luminoso, una taglierina per le lastre.

Sono necessari anche spazi chiusi sia per contenere il dispenser dell'ImagOn che per organizzare una camera oscura per l'esposizione fotografica, infine una zona per la postazione computer con i vari programmi per l'elaborazione digitale e il fotoritocco delle immagini.


Keith Howard su Printshow

 
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