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29.11.2004 La xilografia e la linoleografia. VI° parte corso di stampa e incisione Chiara Giorgetti  
 

Xilografia
La xilografia è l'arte di incidere il legno, dal greco antico xylon, legno, graféin scrivere. L'incisione avviene per mezzo di strumenti ben affilati che asportano le parti che dovranno risultare bianche sul foglio lasciando in rilievo quelle parti che devono ricevere l'inchiostro per essere stampate su carta. Gli attrezzi utilizzati per l'intaglio (ferri di acciaio: sgorbie, lame, ciappole, bulini..) sono ripetutamente affilati nel corso del lavoro su pietre di diversa granitura per mantenerli sempre taglienti.

Si inizia il lavoro riportando il disegno su una tavoletta o un blocco di legno la cui superficie risulta compatta e ben levigata. In passato si usavano legni piuttosto duri come il bosso, il sorbo, il pero, il ciliegio, l'ebano o il melo, tagliati lungo il filo della fibra e ben stagionati per evitare spaccature. Oggi è molto diffuso l'uso del Mdf (Medium Density Fiberboard).
Naturalmente come già più volte ripetuto la scelta dei materiali e degli strumenti deve essere fatta tenendo ben presente il risultato che si vuole ottenere. Nella stampa xilografica viene inchiostrata la parte in rilievo (stampa alta) della matrice, si stampano quindi le zone risparmiate dall'intaglio, al contrario della stampa calcografica dove invece si inchiostra il segno inciso. La superficie della matrice è inchiostrata per mezzo di rulli che vi depositano in questo modo il colore, questo metodo di lavoro consente anche di lavorare in modo differente "prelevando" all'occorrenza, la texture di svariate superfici stampabili poi senza l'uso di mezzi meccanici ma con il metodo manuale, una specie di frottage.

Si definisce legno di filo se è utilizzato secondo la direzione delle fibre, legno di testa se utilizzato secondo la sezione perpendicolare alle fibre.
Anche con un legno molto duro tagliato e riunito a mosaico si ottengono tavole, che sempre perfettamente levigate, offrono una superficie così compatta e omogenea da permettere un segno preciso e fine come sul metallo. Il legno non potrà scheggiarsi non essendovi andamento alcuno della fibra, in qualsiasi direzione s'intagli la forma, è quindi possibile l'impiego di bulini, gli stessi adatti per il metallo, mediante i quali si ottengono segni sottilissimi e conseguentemente, passaggi di valori chiaroscurali delicati e rarefatti. Per stile e tecnica questo tipo di xilografia è molto diverso dal precedente.
Grande cura va posta, oltre che per la scelta del legno, per la carta che deve essere poco o per niente gommata e un poco inumidita per la stampa, in modo che perda la sua rigidità e possa aderire bene al legno inciso e inchiostrato senza necessitare di una pressione eccessiva. Ottime le carte fatte a mano e le carte giapponesi.

Le specifiche connotazioni del segno xilografico derivano direttamente, almeno per gli elementi che non discendono dal procedimento di stampa, dall'azione manuale di chi lo traccia, azione condizionata e commisurata al grado di resistenza e al tipo di materiale della matrice (qualità del legno) e alla scelta degli strumenti.

Con l'intaglio di diverse matrici della stessa dimensione - una per ogni valore cromatico - e con la stampa progressiva delle stesse a registro su un unico foglio, si ottiene la stampa a colori, che può anche essere realizzata mediante un'altra tecnica definita a forma persa, tecnica che richiede l'incisione di una sola forma. Mantenendo, anche in questo caso, la progressione stabilita per mezzo della scomposizione cromatica, s'intagliano i segni e le zone che, alla stampa, risulteranno bianchi o del colore della carta. Quindi, inchiostrata la forma con il primo colore la progressione s'imposta, generalmente, dal colore più chiaro e meno coprente al colore più scuro, si stampa il numero di esemplari previsto dall' intera tiratura.

Si procede poi all'intaglio dei segni e delle zone che porteranno, alla stampa, il primo colore, quello già impresso sui fogli e si stampa la forma inchiostrata con il secondo colore, imprimendola sui fogli che già recano il primo. Intaglio della forma e stampa della medesima, si succedono così fino ad esaurimento dei colori previsti; con l'ultimo passaggio la tavoletta reca in rilievo solo i segni e le zone che riceveranno l'ultimo colore, mentre le forme intagliate corrispondenti ai colori precedenti, sono andate mano a mano perse distrutte nel corso del procedimento.

L'inchiostro che ricopre le parti in rilievo della forma, inchiostro tipografico o litografico, viene disteso con un rullo, la stampa può avvenire mediante un torchio o con un metodo manuale.

Se non si dispone di un torchio si stampa con il metodo detto del cucchiaio che consiste nello sfregamento del retro della carta posta sulla matrice inchiostrata con un cucchiaio di legno o, meglio, con un'asticella. Per evitare che i segni dello sfregamento siano poi visibili si interpone un leggero foglio di acetato.Ovviamente la distribuzione uniforme della pressione sulla superficie della matrice, si raggiunge attraverso il mezzo meccanico.

Per la stampa xilografica sono adatti i tirabozze tipografici a pressione planare, una volta registrata la pressione si possono interporre uno o più panni fra il foglio che riceve l'impronta e la pressa.

La matrice incisa si conserva integra e le relative stampe costanti e inalterate rispetto al primo esemplare per un notevole numero di copie. La superficie della matrice può essere impressa sulla carta con l'inchiostro oppure a secco.

Un altro sistema per inchiostrare e stampare la xilografia è quello giapponese, per informazioni dettagliate vedere su Printshow: Gli strumenti nella xilografia giapponese e Il Baren di David Bull. I giapponesi alla fine dell'Ottocento usavano fare xilografie a colori con una sola tavola di legno di filo che inchiostravano a mano con un piccolo tampone di seta e colori ad acqua, dopo facevano asciugare il colore sulla tavola e stampavano con carta di riso bagnata; la carta di riso faceva sciogliere il colore, naturalmente le copie non sono perfettamente uguali.

Linoleografia
Per linoleografia s'intende l'incisione in rilievo su linoleum. Nel campo dell'arte grafica, s'inizia a utilizzare il linoleum alla fine del XIX secolo, nel corso delle prime esperienze è impiegato come semplice forma, non incisa, per imprimere fondini colorati.
Viene usato come rivestimento per pavimenti, si trova in vendita a fogli, ottenuti pressando su tessuto di juta un impasto a base di olio di lino ossidato, colofonia, farina di sughero e materie coloranti. Scoperto nel 1860 dall'inglese Walton, questo materiale impermeabile è oggi prodotto sinteticamente, per intagliarlo si usano i medesimi strumenti impiegati per l'intaglio del legno di filo: sgorbie e coltelli ma anche pennini che hanno la forma di sgorbie, lancette, scalpelli, inseribili in una impugnatura. Lo si può anche incidere con la soda caustica (specie se è basso e di qualità dura) coprendo con bitume le zone da salvare.
Le caratteristiche di questo materiale, come l'assoluta mancanza di venatura e la scarsa porosità (per cui lo si può inchiostrare e pulire bene), lo rendono una valida alternativa al legno, anche se spesso viene scelto per le sue peculiarità.
In commercio si trovano molte qualità e varietà diverse per colore e durezza. Una volta comprato il foglio, se lo si vuole ridurre in parti più piccole, si usa un cutter sulla tela del retro poiché è meno pratico ritagliare sul davanti. Prima di iniziare ad inciderlo si può ricoprire la superficie con pittura acrilica bianca (per far risaltare il disegno) delineando poi, con inchiostro di china scuro, le parti da "risparmiare" che saranno stampate sulla carta.
Può essere conveniente fissarlo con una colla ad uno zoccolo di legno per poterlo così incidere meglio. Per rendere l'intaglio più agevole, soprattutto in inverno, si può riscaldare leggermente il linoleum per ammorbidirlo, se accidentalmente tagliate via un pezzo di linoleum che doveva invece rimanere, conservatelo e con un po' di colla provate a ricollocarlo prima della stampa.
Durante la fasi di lavoro può essere d'aiuto ruotare o spostare la matrice per assecondare e rendere più agevoli i movimenti degli strumenti, se vengono asportate aree piuttosto ampie è necessario scavare in profondità per evitare che il rullo lasci l'inchiostro anche in queste zone che dovrebbero invece risultare bianche.
L'inchiostro può essere ad acqua oppure a base di olio, scegliere quello più adatto al proprio lavoro.

La quantità di inchiostro sulla matrice pronta per la stampa non deve essere né troppa né poca, la pellicola di inchiostro rullata su un piano di vetro deve presentare una trama finissima e uniforme, per la stampa si utilizza lo stesso torchio xilografico.

La matrice incisa si conserva integra e la relativa stampa costante e inalterata rispetto alla prima copia per un buon numero di esemplari, purché il segno non sia troppo sottile, i segni più sottili infatti tendono a cedere nel corso della tiratura.
Fatta la stampa si scarica la matrice dall'inchiostro pressandovi a più riprese dei fogli di giornale in modo da eliminare l'eccesso di colore facendo poi asciugare il restante all'aria. Evitare di pulire con olio o altri solventi poichè il colore diluendosi andrebbe a sporcare anche le aree intagliate impedendo una eventuale correzione o prosecuzione del lavoro.



 
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