Torna alla home...
 

contributi

laboratorio

non toxic zone

artisti

news

links
 
Glossario della stampa d'arte



Collabora con noi

Aggiungi Printshow.it ai tuoi preferiti


 
   
 
 
 
 
16.02.2004 Le maniere dirette. II°parte corso di stampa e incisione. Chiara Giorgetti  
 

La preparazione della lastra
Tagliata la lastra nelle dimensioni volute (con seghetta a nastro, forbici speciali, tranciatrice o punta d'acciaio), si smussano i lati con lima e raschietto. Questa operazione detta bisellatura è necessaria per evitare che in fase di stampa la pressione del torchio tagli la carta, o peggio, il feltro. Si passa poi a levigare la superficie della matrice, se di metallo, con vari tipi di carta abrasiva (o c fine e finissima e poche gocce di acqua. Con movimento circolare si luciderà fino ad ottenere una superficie liscia e priva di buchi, graffi o abrasioni. Si possono usare, nella rifinitura, anche paste abrasive per metalli.
Se si dispone di una levigatrice la si potrà naturalmente usare per lucidare perfettamente le lastre di metallo con minore fatica e con un risultato nettamente superiore.

La lastra viene poi sgrassata con un detersivo in crema, tipo cif, oppure con bianco di spagna e acqua strofinando energicamente la superficie con uno straccio pulito o con uno sgrassatore liquido. Dopo si sciacqua con acqua corrente, la si asciuga e si procede al lavoro.

Per evitare questa prima parte di taglio e lucidatura, si trovano in commercio lastre già pronte all'uso in varie dimensioni, se invece abbiamo acquistato da un grossista il metallo, è consigliabile farlo lucidare meccanicamente per un risultato ottimale, specialmente se necessitiamo di bianchi perfetti in stampa.

La puntasecca
Come tutte le tecniche la puntasecca non è né facile, né difficile, ma ci permette di incidere il metallo senza l'uso di acidi o mordenti. Coloro che già lavorano con la grafica d'arte conoscono bene il risultato e la qualità dei segni incisi a puntasecca, con il caratteristico alone sfumato, altrettanto bene conoscono le difficoltà nell'ottenere una stampa perfetta, come anche la scarsa resistenza dei segni alla tiratura di molti esemplari.
Per incidere la superficie del metallo a puntasecca si usa uno strumento di acciaio a sezione conica con punta molto acuta e affilata, lo si impugna come una matita e si traccia il disegno scavando un solco nel metallo. Il segno ottenuto sarà più o meno largo e/o profondo secondo la forza impressa nel manovrare lo strumento, avrà i bordi leggermente rialzati, di cui uno più alto a causa della lieve inclinazione della punta. Questi bordi, detti barbe, trattenendo la maggior parte dell'inchiostro, daranno alla stampa quella caratteristica morbidezza, il segno apparirà vellutato e leggermente sfumato ai bordi.
Proprio le barbe dei segni, dopo ripetuti passaggi tra i cilindri del torchio calcografico, tenderanno a richiudersi nei solchi incisi determinando la perdita della caratteristica sfumatura vellutata della maniera usata.
Per questo motivo può essere utile, una volta completato il lavoro e prima di procedere alla stampa, fare una verifica dei segni incisi "sporcando" la lastra con poco inchiostro diluito con olio, osservarla allo specchio e controllare che la profondità del segno inciso sia sufficiente a trattenere inchiostro, alcune volte infatti, soprattutto i principianti, non incidono a sufficienza la superficie del metallo limitandosi a tracciare graffi superficiali.
La verifica allo specchio permette inoltre di controllare che gli equilibri nel disegno siano coerenti al progetto, permette cioè di vedere il lavoro capovolto come lo si vedrà nella stampa finale.
Se tutto è a posto si passa a inchiostrare normalmente la lastra e a tirare la prima stampa.

Il bulino
Un'altra tecnica per incidere il metallo direttamente è il bulino, l'attrezzo è costituito da una sottile asta di acciaio a sezione quadrangolare o triangolare tagliata a formare una punta affilatissima, l'altra estremità è innestata in un manico di legno duro a forma di fungo, per consentire un' impugnatura comoda tale da permettere di lavorare quasi in piano con la lastra. La forma della sezione varia in base al tipo di segno da incidere (per le linee curve, per le linee diritte…) anche lo spessore sarà più o meno largo in relazione alle nostre esigenze, esistono inoltre bulini piatti con più linee.
Lo champignon dovrà essere tenuto nel palmo della mano mentre il pollice e l'indice terranno la parte in metallo. Il bulino spinto sulla lastra produce un solco a sezione triangolare sollevando dei filamenti di metallo che vengono poi asportati dall'incisore con un raschietto.
La punta del bulino deve essere affilata costantemente su di una pietra Arkansas bagnata con un po' di olio, tenendola quasi verticalmente, per tenere vivo il taglio così da tracciare un segno netto e preciso.
Alcuni incisori, per agevolare il lavoro, tracciano prima i segni a puntasecca, o addirittura ad acquaforte, (sempre leggermente) e successivamente iniziano il lavoro con il bulino.
La lastra, se le dimensioni lo consentono, può essere poggiata sopra un cuscino piatto di cuoio riempito di sabbia, in questa maniera non sarà il braccio a ruotare, ma si farà invece girare la lastra sul cuscino. Per una buona incisione è importante far scorrere lo strumento in maniera costante e uniforme, inoltre, per i segni profondi, è consigliabile procedere gradualmente, ripassando il bulino più volte nello stesso segno, anche nel verso contrario. La lastra incisa si conserva integra e le relative stampe costanti e inalterate rispetto alla prima copia per un buon numero di esemplari.

La mezzatinta o maniera nera
La mezzatinta si utilizza quando è necessario un fondo molto nero (in generale possiamo dire scuro, nel caso dell'impiego per un'incisione a colori) e vellutato da cui far emergere toni più chiari e luci. Il lavoro consiste in una prima fase di granitura della lastra per creare sulla superficie del metallo un reticolo fittissimo inciso. In seguito, completata la granitura, si ribassano con strumenti adatti le zone corrispondenti alle luci e forme del disegno.
La preparazione della lastra in modo tradizionale avviene granendola con uno strumento chiamato berceau, ma anche mezzaluna o rocker, secondo angolazioni perpendicolari e diagonali incrociate. Lo strumento è una specie di pettine a denti d'acciaio, inventato nel 1672 dall'incisore Blootelling, si tratta di una lama d'acciaio dello spessore di circa mezzo centimetro che termina assottigliandosi con una mezzaluna dentellata da un lato e con un manico di legno dall'altro.
Il cosiddetto giro di berceau, ovvero il passaggio dello strumento sulla superficie del metallo in direzione orizzontale, verticale e sulle due diagonali, deve essere ripetuto molte volte (almeno 10) al fine di ottenere una superficie ben granita che, se stampata, darebbe un nero (o scuro) profondo e vellutato.

La granitura della superficie può essere fatta anche con bitume o colofonia preparando quindi la lastra come per un'acquatinta e acidandola poi con una morsura piana per il tempo necessario affinché la superficie abbia i requisiti voluti.
Altri sistemi per ottenere un fondo scuro e granuloso vedono l'impiego di trapanini elettrici o levigatrici con inserite carte abrasive a grana grossa, un altro mezzo è quello della fotoincisione.
Alcuni artisti, notando la differenza nella texture della matrice trovano più interessante e "preziosa" quella realizzata con la mezzaluna, come già detto la scelta del metodo di lavoro (quindi della tecnica) è coerente con il progetto di partenza, per qualcuno quindi i metodi tradizionali sono gli unici che garantiscono la perfetta riuscita del lavoro per altri è vero il contrario.
Ottenuta la superficie granita si inizia il lavoro asportando con il brunitoio e il raschietto le aree corrispondenti ai bianchi in un graduale alleggerimento dello scuro. La maggiore o minore pressione esercitata sugli strumenti permette di giungere dallo scuro ai toni medi fino alle zone con il massimo chiaro, lisciando infine con le punte d'agata per levigare perfettamente il metallo.
Alcune volte si integrano trame con mezzi affini, quali il punteggiato o la rotella, al fine di rinforzare la texture.
Per una migliore leggibilità durante l'esecuzione del lavoro è consigliabile preparasi un telaietto di cartone rigido su cui fermare un foglio di carta velina che faccia da diaframma tra la luce diretta e la lastra. Il caratteristico sfumato della tecnica restituisce nella stampa un aspetto decisamente pittorico, la tiratura non può contare su molti esemplari di buona qualità.

Il trapano
I trapanini usati per il modellismo sono apparecchi versatili in grado di affrontare una infinità di piccole lavorazioni con estrema semplicità.
Questi attrezzi esistono anche con velocità regolabile, servono per forare, pulire, lucidare, levigare, tagliare, e anche incidere la matrice da stampa.
Si impugna lo strumento come una penna e si procede al lavoro.
La possibilità di variare la velocità di rotazione dell'alberino consente di usare la punta (o fresa, mola, disco…) nella maniera migliore sia per un corretto uso dello strumento che per un corretto approccio verso il materiale che si intende lavorare.
L'uso delle varie frese consente di scavare, spianare, produrre trame scure e pesanti, o tonalità medie, con le punte si può tracciare un disegno che avrà un segno dal tratto meccanico che sarà più o meno uniforme relativamente alla velocità nel tracciare il disegno.
Ricordarsi di indossare gli occhiali di protezione durante il lavoro.

Carta abrasiva
Utilizzare la carta abrasiva a grana grossa e media per realizzare aree tonali incise direttamente è un metodo semplice ed elementare, ma di sicura efficacia se gestito nel modo opportuno.
Una volta scelti i tipi di carta adatti al lavoro, cioè in base al tipo di puntinato che si vuole avere (fine, grosso, fitto, più inciso…) si tagliano le forme corrispondenti alle aree che vogliamo "incidere" sulla superficie della lastra e che creeranno quindi campiture più o meno scure.
Si appoggiano i pezzi di carta abrasiva selezionati sulla superficie della matrice posta sul piano del torchio, si regola la pressione del cilindro alleggerendola un po' rispetto alla regolazione standard per la stampa e si procede al passaggio sotto pressione. Bisogna ricordarsi di porre un cartoncino sia sopra che sotto alla lastra per evitare che la carta abrasiva danneggi il piano del torchio o, sulla parte superiore, sporchi o danneggi il feltro. Nella prima fase è bene stare attenti nella scelta dei pezzi, ricordando che spesso le sovrapposizioni sono necessarie nel caso si voglia un area molto fitta e con grana casuale, e che la forma ritagliata, se non si desiderano bordi netti e asettici, è meglio modificarla sfrangiando i lati.
Passata la lastra sotto al torchio si tolgono i pezzi di carta abrasiva scoprendo così la texture di punti incisi, se il lavoro è soddisfacente si può passare all'inchiostrazione e stampa, altrimenti si spostano un po' i fogli di abrasivo e si ripassa sotto pressione.
Un altro uso della carta abrasiva è quello che la vede impiegata non a grana finissima per la lucidatura, ma a grana media e grossa per graffiare e opacizzare la superficie in modo da restituire in stampa tonalità medie o scure, molto morbide e pittoriche.

I metodi per incidere direttamente la matrice per la stampa sono numerosi tra questi: il punteggiato con il punzone (ma anche con la puntasecca o il bulino), la rotella (per la cosiddetta maniera a lapis).




 
visualizza l'immagine grande
 
 
visualizza l'immagine grande
 
 
visualizza l'immagine grande
 
 
visualizza l'immagine grande
 
 
visualizza l'immagine grande
 
 
visualizza l'immagine grande
 
 
visualizza l'immagine grande
 
 
visualizza l'immagine grande