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15.06.2004 La stampa calcografica. V° parte corso di stampa e incisione Chiara Giorgetti  
 

I procedimenti della stampa calcografica non hanno subito modifiche di rilievo nel corso dei secoli: ogni copia richiede una serie di operazioni che devono essere ripetute per le copie successive alla prima nel corso della tiratura, volta per volta. Una stampa d'arte è il prodotto finale dato dalla combinazione di vari fattori: la struttura della superficie della carta, il materiale della lastra (zinco, rame, materiale plastico..), il tipo di inchiostro da stampa, la carta (qualità e caratteristiche oltre al modo in cui viene bagnata), la pulitura dell'inchiostro (a freddo, a caldo, con tarlatana, a palmo di mano..), il torchio e naturalmente l'idea della stampa finale per l'artista, anche se esistono dei parametri oggettivi che indicano la buona riuscita "tecnica" di una stampa.

Inchiostrare e pulire la lastra
Per iniziare si sgrassa la lastra pulendola da eventuali residui di cera o di vernice satinata, si inchiostra quindi la superficie incisa con una spatola di plastica, o con un pezzetto di cartone rigido. Per far penetrare bene l'inchiostro calcografico negli incavi dei segni ci si può servire anche di un tampone di pelle.
Una volta inchiostrate tutte le zone della lastra, la superficie viene pulita con un tessuto di cotone molto leggero e apprettato (la tarlatana), con cui si asporta dalla superficie del metallo l'inchiostro eccedente, si completa l'operazione passando carta velina o carta di giornale, o un foglio di un elenco telefonico.
La pulitura può dirsi ultimata quando la superficie non incisa risulta priva di inchiostro e/o aloni, mentre i segni e le zone lavorate trattengono la giusta quantità di inchiostro in modo da restituire fedelmente il segno fatto.
Per ultimi si puliscono i bordi della lastra con uno straccetto pulito o con un pezzetto di feltro e poca polvere di carbonato di magnesio. Per l'inchiostratura si può usare un piano caldo che eroga una temperatura media (sui 30°), al fine di ridurre la viscosità dell'inchiostro da stampa. Solo la pratica permette di acquistare dimestichezza con questa fase di lavoro, si tratta di un vero e proprio mestiere difficilmente descrivibile a parole se non a linee generali.
Ogni lastra presenta caratteristiche diverse, l'esperienza consente di "risolvere" al meglio il "problema" con differenti soluzioni, per chi non è esperto è consigliabile rivolgersi ad uno stampatore professionista.

La stampa al torchio calcografico
Terminata la pulitura dell'inchiostro si colloca la lastra sul piano del torchio da stampa e si procede alla tiratura della copia. Per velocizzare il lavoro si usa un foglio di registro sul piano del torchio con segnati gli angoli corrispondenti alla lastra e alla carta, in modo da centrare la stampa nel foglio, questo registro è indispensabile nel caso di stampe a colori. Il torchio calcografico è costituito da due cilindri fra i quali scorre un piano, il passaggio della lastra sotto il cilindro superiore avviene mediante uno scorrimento lento e continuo.
Il cilindro del torchio, con il feltro posto tra la sua superficie e quella della lastra, comprime la carta dentro il segno inciso nel metallo e ne trae l'inchiostro, contrariamente a quello che accade con un torchio xilografico che pressa il foglio soltanto contro le parti in rilievo, le uniche inchiostrate, della matrice. I segni incisi trasferiranno così l'inchiostro alla carta, è questa la calcografia (dal greco kalcós rame e grafia scrittura). La carta che riceve l'impressione non deve essere collosa, e deve essere precedentemente bagnata per immersione in una vasca d'acqua, quindi collocata tra carte assorbenti per essere conservata umida fino al momento della stampa.

La pulitura
Terminata la prima stampa si procede ad una successiva inchiostratura se vogliamo tirare una nuova stampa, altrimenti si pulisce la matrice dai residui di inchiostro depositati nei segni con olio vegetale.

Inchiostro
Gli elementi essenziali di un inchiostro da stampa sono i pigmenti e il legante. Ogni procedimento di stampa ha però esigenze diverse, ci sono inchiostri specifici per la litografia, per la xilografia, per la serigrafia…lo stesso nero calcografico è disponibile in commercio di vari tipi.
Anticamente l'inchiostro veniva fabbricato per lo più con materie vegetali, gli incisori e stampatori preparavano da sé vernici e pigmenti, custodendone gelosamente le formule. Per ottenere un nero, per esempio si mischia nero d'avorio finissimo o nero di Francoforte con una vernice realizzata con l'olio di noce, in molti manuali dell'incisione si trovano formule per la preparazione degli inchiostri. Oggi le industrie per la produzione di inchiostri da stampa sono dei veri e propri laboratori chimici, come leganti si usano oli, resine (asfalto, pece o bitume per incrementare l'adesività ai vari supporti, come la carta) e solventi organici volatili.
Vengono aggiunti anche antiossidanti, essiccanti e plastificanti per stabilizzare e rendere adatto il colore alla stampa, gli inchiostri calcografici, piuttosto densi e grassi, hanno un tempo di essiccazione relativamente lungo.
I pigmenti usati sono in genere prodotti chimicamente, gli inchiostri da incisione ne possiedono circa l'80% in relazione al volume di olio, gli inchiostri tipografici invece ne hanno solo un 20%, il resto è olio. La composizione e la viscosità degli inchiostri sono molto diverse a secondo della marca che li produce, ma anche tra i colori stessi.
Gli ultimi ritrovati sono gli inchiostri da stampa ad acqua, molto diffusi per la serigrafia, sono da qualche tempo disponibili anche per la stampa calcografica (attualmente non in Italia). Gli inchiostri a base d'acqua sono stati studiati per evitare i vapori creati dai solventi organici volatili, questi inchiostri contengono un'emulsione composta da un olio vegetale e una gomma vegetale come legante (come prepararsi un inchiostro a base di acqua).
Nella stampa a colori si può iniziare anche acquistando solo i tre colori primari. Per raggiungere l'intera gamma dei colori si miscelano oltre che con il nero, con un inchiostro bianco e/o un inchiostro trasparente. Si potranno così ottenere colori più coprenti, luminosi, con differenti tonalità, naturalmente avere 2 blu o 2 rossi ecc. permette di lavorare con un numero maggiore di combinazioni di partenza, ma in ogni caso aspettate ad acquistarne altri se non avete fatto prima varie prove di miscelazione.
Per "provare" il colore tiratene un poco su un pezzetto di carta bianca e fatelo asciugare un po', ricordarsi che certi colori tendono a ossidarsi in fase di pulitura, per cui usate rame o plexiglas se prevedete di realizzare un lavoro con gialli purissimi o colori chiari, altrimenti se proprio avete lo zinco ponete la massima cura durante la pulitura per evitare che i colori si ingrigiscano.
Gli inchiostri seccano con il tempo, evitate di acquistare i barattoli se pensate di non lavorare moltissimo preferendo invece i tubetti. Il colore avanzato dalla stampa si può conservare qualche giorno nella plastica per alimenti, o meglio in un vasetto di vetro con l'acqua che lo ricopre.

Metodo della viscosità
Il metodo della viscosità è un sistema di stampa simultanea a più colori inventata da S.W.Hayter all'Atelier 17 durante gli anni '60 a Parigi.
Tre sono gli aspetti principali: la durezza del rullo, i livelli creati mediante acidature o interventi vari sulla lastra e infine la viscosità degli inchiostri usati. I colori si comportano in modo repulsivo secondo la loro viscosità, tutte le interazioni tra gli inchiostri, il colore più liquido respinge un colore più viscoso ecc., dando luogo a miscele di colori o zone separate.
Gli inchiostri per lito offset sono da preferirsi per la loro trasparenza che rende possibile la sovrapposizione di colori.
Per iniziare si acquista una lastra con uno spessore maggiore, 1,5/2 mm, quindi completato il progetto del lavoro si inizia ad acidare la lastra creando differenti livelli.
Passando alla stampa si può anche inchiostrare prima i segni (gli incavi) calcograficamente con un primo colore, per poi passare all'uso dei rulli di durezza diversa con colori e viscosità differenti (il rullo più duro si manterrà sulla superficie alta della lastra, quello di media durezza scenderà al livello sotto, mentre quello più morbido coprirà con il colore le aree più scavate).
Il risultato finale, e le sorprese, stanno proprio in questa ampia scelta di possibilità, la densità dell'inchiostro, le direzioni in cui vengono passati i rulli, la successione (morbido, duro, medio oppure viceversa), il cambio di colore (colore A con densità 1 steso con rullo morbido, oppure nella stampa successiva stesso colore con medesima densità steso con il rullo duro ecc.).
Il lavoro è sicuramente sorprendente ma non iniziatelo se vi stancate facilmente nel fare prove di stampa, al di là della bontà della lastra più dell'80% del risultato finale di stampa è dato dalle infinite prove per cercare la soluzione più adatta al lavoro e difficilmente la prima prova di stampa sarà la migliore.
Per informazioni dettagliate potete consultare il testo di Krishna Reddy "Intaglio Simultaneous Color Printmaking: Significance of Materials & Processes".

La carta
La carta è uno dei materiali base nella stampa, la natura dell'impasto fibroso e l'intero processo di fabbricazione condizionano la capacità della carta, opportunamente bagnata e resa morbida, di penetrare dentro i segni incisi per asportare l'inchiostro. In base alle sue caratteristiche viene bagnata più o meno a lungo, in seguito posta tra carte assorbenti per conservarla umida fino al momento della stampa.
Le caratteristiche principali sono la grammatura, la ricettività all'inchiostro, l'assorbenza, la igro-espansività, ovvero la tendenza della carta a subire variazioni dimensionali in conseguenza di assorbimento o perdita di umidità. Tale caratteristica può assumere notevole importanza nella stampa a più colori, potendosi manifestare variazioni dimensionali durante la stampa dei successivi colori, con conseguente perdita di registro. Un'altra caratteristica di evidente importanza ai fini della creazione di un opportuno contrasto rispetto al colore dell'immagine è la bianchezza o più in generale, il colore.
Per cominciare è meglio provare a conoscere, utilizzandone vari tipi al fine di trovare la giusta corrispondenza tra la qualità della carta e il tipo di lavoro che si vuole realizzare.
La carta per la stampa calcografica deve essere povera di colla, meglio se di cotone 100%, molte le marche in vendita nei negozi di belle arti. Provate comunque ad usare carta non da incisione per confrontare i risultati, talvolta certe carte da disegno se ben bagnate danno buoni risultati.
Ricordarsi di tagliare la carta nelle dimensioni volute sfrangiando il bordo (mai tagliare di netto con le forbici o il trincetto) usando un coltello come un tagliacarte, oppure, piegata la carta e poggiata una riga sul bordo da tagliare, tirare via l'eccedenza tenendo bloccata con una mano la riga sul piano mentre con l'altra si tira la carta facendo attenzione a non strappare in modo irregolare (è importante piegare bene la carta prima su un lato e sull'altro).

Rivenditori:
Polymetaal
Z*acryl etching system
The Printmakers' Experimentarium
Torchi Bendini
Akua



 
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