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31.03.2010 Libri d’artista dalla collezione Consolandi. 1919 – 2009 Redazione
 

Apre dal 24 Marzo al 23 Maggio 2010 “Libri d’artista dalla collezione Consolandi. 1919–2009”, un’esposizione che presenta una selezione di volumi della preziosa collezione di libri d’artista che Paolo Consolandi ha costruito con pazienza e passione nel corso di una vita, a partire dagli anni Sessanta.

Una raccolta rara, serbata gelosamente e poco conosciuta dal grande pubblico, che si sviluppa dalle avanguardie storiche fino ai nostri giorni. Piccoli gioielli considerati quasi membri della famiglia che mai fino ad ora erano stati presentati al pubblico in un nucleo così composito.
Promossa dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, e prodotta da Palazzo Reale in collaborazione con Acacia, Associazione Amici Arte Contemporanea Italiana, la mostra, curata da Giorgio Maffei e Angela Vettese, presenta oltre 130 libri d’artista, realizzati nell’arco di novant’anni. Un percorso che si sviluppa dal libro di Fernand Léger e Blaise Cendrars del 1919 a quello di Sophie Calle del 2007 e di Sabrina Mezzaqui, ultima acquisizione del 2009.

La mostra si sviluppa con un percorso sostanzialmente cronologico. Straordinarie opere tra cui brillano Léger, Mirò, Picasso, Max Ernst e le più mature prove del Futurismo. Quindi la stagione dell’Astrattismo e dell’Informale dove le presenze si fanno più numerose: Fontana, che opera nel territorio di confine tra libro e multiplo e Munari che assesta il definitivo colpo alla tradizionale leggibilità del libro. O ancora Burri che incontra la scrittura di Villa e Novelli che battaglia con la propria. Appena qualche esempio per il dopoguerra europeo con Arman, Alechinsky e Tàpies e subito la collezione rivela la sua vera vocazione verso la sperimentazione dei linguaggi: Warhol, Ruscha, On Kawara, Agnetti, Richter, LeWitt, Boltanski, Beuys, Boetti, Paolini, Gilbert&George e l’intera compagine degli artisti concettuali, minimal, fluxus e poveristi che dominano la scena per quasi un ventennio. Disarticolata, inevitabilmente, la raccolta degli anni Ottanta, così come dispersa in diversi linguaggi è stata la corrispondente pittura internazionale. Fino alla sezione contemporanea con i capolavori di oggi - Mezzaqui, Cattelan, Kiki Smith, Dzama, Kentridge, Hirst e tanti altri - che svela il disegno collezionistico di Paolo Consolandi e la sua ostinata volontà di inseguire le generazioni più recenti.

Un collezionismo parallelo a quello delle opere, una via complementare, un modo sottile e intimo per seguire il corso e le mutazioni dell'arte del Novecento.

Il catalogo Charta, con testi di Giorgio Maffei e Angela Vettese, che accompagna l’esposizione, racconta la storia di una passione straordinaria.

Pubblichiamo due stralci tratti dal catalogo della mostra.. Il primo tratto dall’intervista di Angela Vettese a Paolo Consolandi L’ammiraglio dei libri, il secondo dal testo di Giorgio Maffei

L’ammiraglio dei libri
Opere d'arte se ne vedono tante, o almeno così capita a noi appassionati. Nelle fiere, nelle mostre, nei musei. Ma libri no: conservati in teche speciali, considerati un piccolo gioiello da non lasciare sciupare, forse anche attorniati dal dubbio che la gente li trovi davvero interessanti, i libri d'artista sono spesso confinati più nella fantasia che nella reale frequentazione del pubblico.


La conversazione che segue non ha pretese esaustive ma cerca di mettere in luce qualche dato, da una parte, e dall'altra la passione che ha guidato colui che, per me, è stato una guida nell’arte contemporanea e anche per molti altri "l'ammiraglio".

AV Quale è stata l'occasione in cui hai iniziato a collezionare? Potrebbe esserci stato un passaggio progressivo dall’edizione dell’opera multipla verso il libro vero e proprio. Se penso alla serie di Lucio Fontana fatta di Quattro teatrini fluorescenti, verde, giallo, arancione e rosso fato da Tosi, e all’altro capo invece il libro in tutto e per tutto di Damien Hirst, sembra quasi che ci sia stato un passaggio, appunto, quasi senza soluzione di continuità tra opere multiple e volumi che a volte non sono troppo diversi per concezione da un catalogo molto raffinato.
PC Sono sempre stato molto interessato all'arte insieme a mia moglie Franca, donna colta e sensibile, laureata in archeologia. Ad un certo punto, verso la fine degli anni Cinquanta, abbiamo sentito la necessità di rendere più attuale la nostra passione e, visti i grandi cambiamenti in tutti i campi che caratterizzano la nostra era, ci siamo avvicinati all'arte contemporanea. Abbiamo intuito che era giunto il momento di rinnovare il nostro modo di percepire l'arte e così abbiamo cominciato ad acquistare quadri di artisti contemporanei per ornare le pareti della nostra casa. Successivamente ci siamo sempre più appassionati e, pur essendo partiti da qualche acquisto sporadico per modernizzare l'aspetto della nostra abitazione, abbiamo iniziato a collezionare con passione. Sono stati molto importanti la conoscenza e il rapporto personale con l'amico critico Guido Ballo, con gli artisti e i galleristi attivi allora a Milano; ricordo gli incontri con Carlo Cardazzo, Lucio Fontana, Castellani e Agostino Bonalumi. Vivevamo il nostro tempo: quei quadri alle pareti erano il segno tangibile del nostro essere dentro il mondo.

AV Perché sei stato attratto dai libri? Non si può dire che tu abbia cercato di farne una raccolta omogenea: le invenzioni tecniche, per esempio, che troviamo tra le pagine di Andy Warhol o di un italiano come Vincenzo Agnetti, col suo geniale Libro dimenticato a memoria, stanno all’opposto di edizioni più classiche quali quella di Gehrard Richter.
PC Ad un certo punto del mio percorso di collezionista, sommerso da una grande quantità di monografie, saggi e cataloghi, sono stato colpito da quei libri che per loro natura sfuggivano alla semplice funzione informativa. Alcuni di questi erano molto di più, erano opere d'arte a pieno titolo imbrigliate dentro un medium diverso, non riconducibile agli stereotipi del quadro o della scultura. Una scoperta affascinante, questa, che ci ha aperto la via per un collezionismo parallelo a quello delle opere; una via complementare, del resto, e per me inderogabile, necessaria, complementare all'altra. Un modo ancor più sottile e intimo per seguire il corso e le mutazioni dell'arte del Novecento. La mia professione di notaio mi ha sempre tenuto vicino alla carta stampata: forse anche questo è stato un elemento importante, che mi ha fatto sentire il bisogno di avvicinarmi ai libri d'artista.

AV Qual è il libro a cui sei stato più affezionato? Lo stile delle tue scelte varia in maniera costante: si passa dal piccolo libricino d’altri tempi, un piccolo capolavoro di ironia di Gibert & George, al secco, serio, doloroso passaggio di numeri e quindi anche di tempo nel bianco e nero ossessivo di One Million Years di On Kawara; dalla narrazione quasi-pop di Ed Rucha, che descrive “vari piccoli fuochi” dal fornello all’accendino da tasca, all’immaginario animato che ci irretisce in Breathe di William Kentirdge.
PC Sono tutti miei figli e a tutti sono legato proprio per le loro particolarità; ognuno è un tassello imprescindibile che contribuisce alla completezza della famiglia. I primi libri che ho acquistato sono stati il “Flash” di Andy Warhol, dedicato alla morte di John Kennedy, e poi quelli di Mirò e di Leger. Certo ci sono i prediletti, per esempio i primi Fontana, il dossier postale di Alighiero Boetti, quello di Giulio Paolini, gli ultimi libri di William Kentridge, quelli di Sabrina Mezzaqui e di Maurizio Cattelan.

AV Dal punto di vista dell’arco temporale in cui i libri sono eseguiti, si va dal 1919, con autori come Fernand Leger o Max Ernst, fino a ricerche più recenti, spesso vicine alla sensibilità femminile come nel caso del libro Concordances di Kiki Smith. In generale, comunque, hai molto insistito sull'acquisto di libri di giovani artisti. Come mai?
PC Perché questa è sempre stata la mia linea e il mio interesse nel formare la collezione. Non mi interessa guardare indietro, mi piace cogliere il senso della contemporaneità. Ho acquistato Manzoni dal '59 al '64. I giovani di oggi realizzano libri fantastici, usano il libro in tutte le sue possibilità formali, tecniche, poetiche e di comunicazione. Nella loro straordinaria differenza, hanno mille motivi di fascinazione.


AV La tua collezione attesta una grande curiosità e spesso è fatta di artisti curiosi, che hanno elencato nelle loro pagine le mille possibilità di esistere dell’immagine: penso a grandi catalogatori di figure come Alighiero Boetti o Fischli e Weiss. Qual è il libro che non sei riuscito ad avere?
PC Ho rimpianti non per un singolo libro ma per l'insieme dei (non tanti, a dire il vero) magnifici libri "paroliberi" futuristi. Non ho quasi nulla di quel gruppo, ho commesso l'errore di non comprali quando costavano davvero poco e oggi è tardi, hanno prezzi altissimi e ormai preferisco continuare ad attraversare le strade dei miei adorati contemporanei.



Testo di Giorgio Maffei

Non ricordo in quale romanzo, Agatha Christie narra del suo personaggio Hercule Poirot intento a risistemare la raccolta di francobolli. Il fido assistente gli chiede con che logica venga ordinata la collezione. Fulminante la risposta: “per bellezza!”. Forse doveva essere questo il criterio di ordinamento della mostra dei libri d’artista di Paolo Consolandi. Un insieme di perle infilate con i criteri individuali della propria sensibilità o del proprio ricordo. Un bell’esercizio di ricerca della bellezza da primo piano che lasciamo idealmente compilare ad ogni visitatore, invitandolo all’abbandono di ogni pregiudizio estetico, ed al collezionista che conserverà per sé la lista segreta dei figli prediletti.

I curatori hanno invece dovuto cercare un ordinamento più banale che rispondesse ai requisiti di leggibilità del percorso per una migliore comprensione dell’evoluzione dell’opera-libro, così raramente esposta e così poco conosciuta dal grande pubblico. La mostra ed il catalogo percorrono quindi - tra cronologia e genere - il solco accidentato che dalle avanguardie storiche porta a noi attraverso esperienze non dissimili, quasi un sentiero parallelo, da quelle delle altre arti cui il libro d’artista sempre si appella.
Ma la collezione Consolandi denuncia da subito spiccate caratteristiche e anomalie. L’inizio secolo è appena una citazione, poche, nel confronto con altri insiemi successivi, ma straordinarie opere tra cui brillano i Léger, i Mirò e i Picasso e le più mature prove del Futurismo. Quindi la stagione dell’Astrattismo e dell’Informale dove le presenze si fanno più numerose: Fontana, che opera nel territorio di confine tra libro e multiplo e Munari che assesta il definitivo colpo alla leggibilità del libro. O ancora Burri che incontra la scrittura di Villa e Novelli che battaglia con la propria. Appena qualche esempio per il dopoguerra europeo con Arman, Alechinsky e Tàpies e subito la collezione rivela la sua vera vocazione verso la sperimentazione dei linguaggi. Warhol alla fine degli anni Cinquanta immette la vita contemporanea e le sue tragedie nei suoi libri dorati e argentati appena solcati dal caratteristico segno tremulo. E’ Ruscha però, all’inizio del decennio successivo, a dettare le nuove regole del libro d’artista, a segnare l’abbandono di ogni preziosità editoriale a favore di un personale alfabeto visuale fatto di immagini fotografiche che partecipano al processo in atto in quegli anni di dematerializzazione dell’artefatto. Seguito in ordine sparso da Agnetti, LeWitt, Boltanski, Boetti e dall’intera compagine degli artisti concettuali, minimal, fluxus e poveristi che dominano la scena per quasi un ventennio.


E’ però la sezione contemporanea che svela il disegno collezionistico di Consolandi e la sua ostinata volontà di inseguire le giovani generazioni.
La vistosa invadenza quantitativa dell’ultimo decennio è rappresentata dai più interessanti artisti internazionali protagonisti della rinascenza del libro di questi anni che si avvale delle nuove opportunità tecnologiche e produttive, manifestando le più diverse gamme di poetiche espressive.


L’oggetto libro d’artista, per sua natura, è portatore di ambiguità, rivela una natura instabile per la sua somiglianza con le opere letterarie e dottrinali pur essendo poco a suo agio negli scaffali delle biblioteche. Se per il lettore il valore dell’opera risiede nei contenuti, per il collezionista d’arte l’interesse è da ricercare anche negli aspetti esteriori dei variegati o inusuali contenitori di concetti, forme, immagini e parole, testimoni delle persistenti pratiche della pittura, della fotografia, della poesia e della scrittura che, congiungendosi, tendono alla costruzione di un significato complesso dove leggere e guardare sono parte di un’unica esperienza.


Libri d’artista dalla collezione Consolandi. 1919-2009
A cura di Giorgio Maffei e Angela Vettese
Palazzo Reale | Piazza Duomo 12 | Milano
info
Catalogo Edizioni Charta con testi di Giorgio Maffei e Angela Vettese

 
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