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20.02.2009 I Disastri della Guerra Redazione
 

In mostra l'intera opera impressa dai rami originali incisi da Goya nella quinta tiratura: Los Desastres de la Guerra. L'insieme, composto da ottanta tavole originali, nasce in un momento in cui le armate francesi, nel delicato passaggio tra rivoluzione e trasformazioni del governo napoleonico, estendono all'Europa una sconvolgente modificazione degli assetti istituzionali, politici, filosofici, culturali ed economici.
L'invasione della Spagna (1807-1813) e le sue conseguenze catastrofiche per il popolo occupato spingono Goya, allora sessantaduenne, a recuperare quante più lastre di rame possibili, anche usate o rovinate, per incidere Los Desastres de la Guerra.
Le intenzioni di Goya non sono in alcun modo politiche. Mentre procede nelle incisioni - di gran lunga le più complesse in termini di revisioni e perfezionamenti - egli si rende conto che il tema non è la sanguinaria ribellione della nativa Saragozza nel 1808 o la carestia a Madrid del 1810-11, quanto piuttosto come la guerra sveli l'impotenza e l'afflizione dei deboli e dei miseri, oggetti più che attori di un devastante scenario.
La cronologia dei Desastres non è del tutto nota: sembra che Goya abbia iniziato a preparare i disegni durante il suo viaggio di ritorno da Saragozza a Madrid nell'inverno del 1808-09: l'unica data che appare su una lastra è infatti 1810. Dopo il 1820 Goya ritorna alla serie, incidendo la seconda parte, i caprichos enfáticos. In questo periodo rimette in ordine e numera nuovamente la serie che, finalmente, si compone di ottantadue lastre.
Dopo la morte di Goya, i rami, ereditati dal figlio Javier e ancora inediti, furono conservati a Madrid fino alla morte di quest'ultimo, avvenuta nel 1854. La prima edizione fu pubblicata nel 1863 dall'Academia de San Fernando. Le uniche stampe dei Desastres realizzate quando Goya era in vita, per quanto sia possibile conoscere, sono 493 prove, oggi conservate in vari musei del mondo. Alcune di queste, insieme con 62 disegni preparatori che sono conosciuti, si trovano al Museo del Prado.

Testi in catalogo di Gianni Vurchio e Carla Parsani Motti.
Dal testo di Parsani Motti presentiamo un breve stralcio.

…" Nel 1808 i francesi invadono la Spagna provocando la reazione del popolo spagnolo, Goya è testimone delle atrocità della guerra e inizia a lavorare alla serie di incisioni Desastres de la guerra che finirà nel 1820.
L'artista vuole documentare quanto ha visto direttamente o quanto gli è giunto come racconto da chi è stato protagonista di tragiche vicende, nella sua narrazione è ben lontano da coloro che avevano rivestito di una luce romantica la guerra napoleonica idealizzandola e nobilitandola.
Goya non esalta e non parteggia per nessuno dei guerreggianti, ciononostante la sua non è una cronaca asettica e distaccata, ma è partecipazione commossa e sgomenta per un'eterna tragedia. Più che documentare fatti di guerra, l'artista vuole mostrare quello che ritiene il vero e perenne conflitto: la lotta fra ragione e bestialità che porta l'uomo a compiere ogni genere di nefandezze e crudeltà.
Gli orrori della guerra sono raccontati con un linguaggio grafico essenziale, immediato e diretto; in questa serie di incisioni Goya, a differenza dei Caprichos, predilige l'uso della sola acquaforte (28 lastre sono realizzate con questa tecnica), talvolta con interventi a puntasecca per evidenziare alcuni tratti.
Nel 1815 Goya lavora alla Tauromachia, trentotto tavole dedicate allo sport nazionale spagnolo; egli stesso era un appassionato di corride e si racconta che più di una volta si fosse cimentato nell'arena con un discreto successo. E' questa una serie di incisioni lontana della satire, dalle denunce e dalle tragedie che caratterizzano le altre opere grafiche di Goya; qui egli sviluppa il tema della corrida inizialmente sotto il profilo storico ispirandosi alla Lettera storica sulle origini e sull'evoluzione della corrida in Spagna scritta nel 1777 da Nicolas Fernandez Moratin per passare poi a composizioni più libere e fantasiose ma sempre attinenti al tema.
In queste tavole si rivela in modo particolare la genialità di Goya nello studio della composizione, la padronanza dello spazio, la sensibilità e la conoscenza dell'equilibrio luce - ombra che l' artista porta ai massimi livelli espressivi. L'ultima grande serie incisa da Goya è quella dei Proverbi, così chiamata solo al momento della pubblicazione perché inizialmente l'artista la chiamò Sogni, poi Disparates (cioè Follie).
Si tratta di ventidue tavole eseguite tra il 1815 e il 1819 incise all'acquaforte con qualche intervento di acquatinta che rappresentano il momento più intenso delle fantasticherie di Goya, che riveste il tono della satira con invenzioni volutamente enigmatiche e misteriose il cui contenuto è difficile da decifrare.
Completano l'opera grafica di Goya El Coloso, una figura gigantesca in un ambiente notturno, eseguito a mezzotinto e ispirato agli orrori della guerra e , infine, le litografie della serie I tori di Bordeaux realizzate tra il 1824 e il 1828.
A Bordeaux Goya, ormai lontano dai problemi politici della Spagna, si dedica con passione alla litografia, tecnica nuovissima per quei tempi, che gli offriva inedite possibilità espressive.
Goya è sicuramente stato un grande sperimentatore: ha eseguito opere con tutte le tecniche incisorie: dirette e indirette, spesso combinandole nella stessa matrice, e a settant'anni, con l'entusiasmo di un giovane, si è cimentato con la litografia.
L' altissimo livello tecnico delle sue incisioni, l' ampiezza e la coerenza tematica della sua opera, la capacità innovativa che ha favorito il passaggio dall'incisione settecentesca a una visione autonoma, libera e diversa, fanno di Goya l'iniziatore dell'incisione moderna."


Istituto per la tutela la conservazione ed il restauro dei Beni Librari e Cartacei IREL - Onlus
Biblioteca Nazionale Universitaria di Torino
Piazza Carlo Alberto 3, Torino

 
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