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17.12.2004 Ripensare l'immagine Marco Fragonara
 

Il testo presentato è estratto dal catalogo Racconti Raccolti, titolo dato alla collana di raccolte di opere grafiche edite dal Laboratorio Leoni-Whitman di Bologna.

Racconti Raccolti, ovvero frammenti di realtà contemporanee, riuniti in queste quattro cartelle, frutto della collaborazione di venti artisti, differenti per formazione, cultura e approccio al linguaggio grafico. Due i centri di produzione di questo comune lavoro che per la prima volta cooperano in un'iniziativa, il Laboratorio di Sperimentazione grafiche Leoni-Whitman di Bologna e l'irlandese Belfast Workshop. Entrambi sono impegnati, in modi differenti, nella stampa d'arte e nelle ricerche espressive che il linguaggio grafico contemporaneo riesce ancora ad offrire. Mondi ed espressioni fortemente differenziati, quindi, ma che mettono in evidenza spiccate e decise personalità, riunite in questi cento fogli a testimoniare come la grafica sia un mezzo che, al pari di altri linguaggi, esprime un contenuto.
Il "Laboratorio di Sperimentazione Mario Leoni -Deborah Whitman", al quale si deve il progetto di questa iniziativa, opera in Italia da quasi un quarto di secolo; nell'ambito della grafica, insegnando ed applicando i procedimenti di questa tecnica antica a chiunque si mostri interessato. E' il tradizionale atelier d'incisione, luogo "sacro" per eccellenza e di confronto, che offre l'opportunità di realizzare le proprie sperimentazioni, in un continuo scambio d'idee, di dibattiti e di esperienze sull'arte grafica contemporanea e che persegue energicamente, pur nella modernità, la tradizione incisoria che da secoli ha caratterizzato l'Europa. Eppure, almeno in Italia, sembra che spesso il pubblico si disinteressi o non sappia ancora familiarizzare con l'incisione. Forse perché non la conosce, o semplicemente perché è attratto da altro. A tal punto che si giunge a considerare la stampa come un surrogato artistico, dato che è un prodotto seriale e perciò evade il concetto, tipicamente italiano, dell'unicità dell'opera, da possedere in termini esclusivi e contemplare nella propria sfera privata.
Ma tra le pareti di questo laboratorio d'idee e di fatti, tra il profumo degli inchiostri e delle vernici, tra i fogli bagnati, pronti a passare sotto il torchio, e gli strumenti di lavoro, non si respira solo l'aria del passato, che troppo spesso confina la stampa d'arte negli angusti ambiti della memoria nostalgica. Al contrario si guarda con passione all'oggi e alle possibilità che questo mezzo espressivo ancora può offrire, senza idealizzare l'opera, ne tanto meno mitizzare il suo artista, come spesso accade, anche al di fuori dei circuiti italiani, quando ad aste pubbliche o private, si rincorre soprattutto la firma di chi ha fatto l'opera, come se essa fosse un prodotto griffato. Un laboratorio, come il Leoni-Whitman, al contrario fa leva ancora sull'artigianalità del procedimento tecnico, anche se non esaurisce, in questo, il suo percorso. Sarebbe ben poca cosa, che darebbe origine solo a lunghe e interminabili discussioni accademiche sul senso della grafica contemporanea, sul suo diritto d'esistere ancora oggi e sul suo futuro. Un simile atteggiamento, poi, porterebbe inevitabilmente a parlare della distinzione tra le cosiddette tecniche tradizionali e quelle sperimentali, come se una tecnica, almeno all'inizio, non fosse un tentativo prima, un esperimento poi, infine una consuetudine, che si diffonde nei secoli.
E di esempi la storia ne ha lasciati molti. Perché mai Goya nei suoi Capricci ha utilizzato l'acquatinta, accanto alla puntasecca e all'acquaforte? Si chiede lo specialista. Mentre il pubblico prova sensazioni particolarissime di fronte alle sue immagini. Lo specialista sa che Goya utilizza una tecnica assai recente, inventata solo trent'anni prima da Jean Baptiste Le Prince, dopo un lungo apprendistato iniziato nel 1778, dove l'artista spagnolo si dedica esclusivamente all'acquaforte. Il pubblico continua invece a chiedersi che cosa le immagini di Goya rappresentino per lui. Mentre lo specialista riflette sul fatto che l'acquatinta evade le regole della sintassi del segno inciso, perché ricrea i valori tonali che sono propri della pittura, anche se Goya nella grafica, non imita la pittura.
Tradizione, sperimentazione fine a se stessa, innovazione da aborrire o ricerca? Continua a riflettere lo specialista. Certo Dürer non ha mai usato l'acquatinta, visto che non la poteva conoscere, ma allora Goya tradisce il linguaggio tradizionale della stampa d'arte? Oppure al contrario lo potenzia? È forse a causa anche di queste continue domande dello specialista che il pubblico si è allontanato dalla grafica, che resta circondata da un muro invalicabile.
Per fortuna, al di là di ogni discussione, rimane il lavoro di chi la grafica la fa, senza discuterne perché crede nel proprio lavoro.
I cento fogli, qui presentati, sono eseguiti da artisti italiani e irlandesi che hanno utilizzato tecniche a stampa differenti. Da quelle tradizionali, tali perché la storia le ha tramandate fino a noi, come la xilografia, il bulino, l'acquaforte, l'acquatinta, la cera molle, la maniera a zucchero e la litografia, a quelle più recenti, come la serigrafia, la collografia e la fotoincisione, che di per sé non sono tecniche incisorie, ma procedimenti di stampa, in questo caso utilizzati per una stampa d'arte.
Per scelta, tuttavia, questo gruppo, assai eterogeneo, non ha presentato opere eseguite con tecniche di recente invenzione come la copigrafia e la computer grafica. Le ultime nate, che utilizzano una sintassi particolare, che non è quella del linguaggio naturale, ma dell'informatica. Anch'esse, a diritto, appartengono al mondo della stampa d'arte, quando vengono impiegate per questo scopo, dato che tutte utilizzano un procedimento tecnico e una macchina, e infine presentano una matrice e un foglio sul quale riprodurre l'immagine.
Al di là della novità dei soggetti, per tanto nel nostro caso ci troviamo di fronte ad opere eseguite con tecniche tradizionali, adottate presso il Laboratorio Leoni-Whitman, che per scelta, appunto, esclude, almeno per il momento, di aprire le porte ad un nuovo immaginario, dove ciò che viene rappresentato perde ogni caratteristica fisica, lasciando spazio ad una continua mutazione dell'opera che diviene trasformabile. Questi artisti, infatti, vogliono ancora ribadire il valore della materia e della sua consistenza, confrontandosi tuttavia anche con gli attuali cambiamenti del modo d'intendere l'opera, paragonabili a quelli, avvenuti in passato, con l'affermarsi della fotografia, che ha introdotto un nuovo modo di pensare la riproducibilità dell'opera.
Ogni innovazione tecnica porta, infatti, a pensare l'opera e il lavoro dell'artista in modo differente rispetto al passato. Oggi, ad esempio, i nuovi procedimenti informatici, ai quali si è accennato, non danno più vita ad un prodotto, ma solo ad un principio matematico da applicare ad un mezzo, dato che l'opera è il risultato della sola virtualità e quindi dell'inconsistenza.
Al contrario i fogli qui presentati, mettono in evidenza lo stretto rapporto con la lastra, lo strumento, l'inchiostro e la carta, nulla di più materico e tangibile. Solo nei soggetti le cose sembrano cambiare. Ci troviamo, infatti, di fronte a frammenti di realtà e a sensazioni, quasi impalpabili che sembrano come dissolversi. Forse, quando la dissoluzione sarà un fatto del tutto compiuto, si avvertirà l'esigenza di esprimere i nuovi contenuti con un linguaggio più consono al carattere evanescente del nuovo modo di pensare l'immagine. Con certezza non lo sappiamo. Molto più probabilmente, accanto alle tecniche tradizionali continueranno ad affiancarsi quelle più recenti. Come è sempre stato. C'è chi rimane incantato di fronte alla leggerezza di un computer, ma anche chi continua ad essere affascinato dal contatto diretto con la carta, leggera sì, ma pur sempre concreta e tangibile.


Racconti Raccolti è il titolo della collana di cartelle d'artista edite dal Laboratorio M. Leoni - D. Whitman, con sede a Bologna in Via S. Apollonia 23/25, che raccoglie stampe realizzate sia nei linguaggi tradizionali che sperimentali propri dell'arte grafica. Ogni cartella contiene cinque racconti a titoli affini, ma autonomi, ognuno articolato in cinque immagini, pensate, elaborate e stampate al Laboratorio, a parte il terzo volume stampato al Belfast Print Worshop: venticinque immagini per volume, in tiratura di venti esemplari.
L'ideazione del progetto generale è di Manuela Candini, la cartella-contenitore è di Elisabetta Coppola, il catalogo è a cura di Nedda Bonini e Silvia Casotti di Comunicarte- Ferrara, con presentazione del Prof. Marco Fragonara e una testimonianza del Prof. Luciano Bertacchini.

Dimensioni del foglio di stampa mm 350x330, carta Magnani di Pescia; matrice 295x295.
Artisti e titoli dei racconti:

Volume n. 1
Manuela Candini Di mare in peggio
Isabella Ciaffi Di-segni e di voli
Elisabetta Coppola Luoghi comuni
Caterina Gabellini Storie terra a terra
Elena Sala Dei quattro elementi

Volume n. 2
Anna Lenzi N-uova matrice
Linda Mazzanti Segni nel tempo
Ada Nicosia Rondina Confidenze e pensieri
Oreste Polacchini Giocatore, gioco
Enrico Visani Giardini inquieti

Volume n. 3
Ivan Frew Ritratti
Bill Penney Gli animali della fattoria
Janet Preston Messe a fuoco
Eddie Rafferty Vincitori e pardenti
Lucy Turner Il porto di Belfast

Volume n.4
Maria Agata Amato Luogo d'origine
Nedda Bonini Di mare in mare…non è stato invano
Rachel Gasser Mani di inchiostro
Maurizio Lancioni Sabba sociale
Andrea Wolfe Le vie per errare

Le cartelle sono state donate: al Gabinetto delle Stampe Antiche e Moderne del Comune di Bagnacavallo in occasione della mostra e al Belfast Print Workshop, al Sindaco del Comune di Bologna e all' Assessorato della Provincia di Bologna, alla Biblioteca civica d'arte Luigi Poletti del Comune di Modena, alla Biblioteca Panizzi del Comune di Reggio Emilia, alla Pinacoteca delle Stampe di Pieve di Cento (Bologna).

 
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