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16.09.2010 Intervista con Richard Noyce, la stampa d’arte oltre i limiti Redazione
 

Critical Mass: Printmaking Beyond the Edge è il nuovo libro di Richard Noyce appena pubblicato da A&C Black, disponibile per l’acquisto dal mese di marzo 2011.
Noyce ci fornisce un ampio panorama informativo sugli sviluppi più interessanti della grafica d’arte internazionale. Analizzando il lavoro di 52 artisti provenienti da 28 differenti paesi, ne esplora i metodi utilizzati: dalle nuove varianti della calcografica tradizionale e delle tecniche di rilievo fino a quelle digitali, includendovi le forme basate sul tempo come i video e le presentazioni multimediali.
Il libro esplora come si stia evolvendo il ruolo e la funzione dell'arte in una società globale sempre più tecnologica e come i confini tra i vari campi delle arti visive siano sempre più labili. La stampa d’arte non solo non è morta, ci fa capire Noyce, ma è in continua evoluzione con artisti che proseguono la propria ricerca ibridando i metodi tradizionali con le nuove tecnologie. Noyce esperto di arti visive e grafica d’arte ha al suo attivo altri libri tra cui Printmaking at the edge (2006) e Contemporary graphic art in Poland (1997), consultando il suo sito è possibile anche leggere i testi di alcuni suoi interventi in importanti simposi internazionali.

Sei un esperto di arti visive ma soprattutto uno specialista di grafica, come hai iniziato a occuparti di stampa d’arte?
Ho iniziato ad appassionarmi alle arti visive dalla metà degli anni ’60, quando ancora studiavo arte al college, lavoravo con diversi mezzi artistici e allo stesso tempo curavo mostre nelle gallerie e nei centri d’arte. Per una serie di circostanze ho iniziato a scrivere sull’arte nel 1986 circa, a seguito della mia prima visita in Polonia l’anno precedente. Dato che scrivevo recensioni e articoli per riviste in Gran Bretagna è capitato che nel 1993 mi chiedessero di scrivere il mio primo libro ‘Contemporary Painting in Poland’, era quindi necessario compiere vari viaggi soprattutto nelle grandi città polacche. A Varsavia, Lódz e specialmente a Cracovia, considerata per molti anni la capitale culturale del paese, ho incontrato molti artisti nei loro studi e gallerie. Oltre alla pittura, alla quale all’epoca ero più interessato, ho avuto l’occasione di vedere un’enorme quantità di grafica, stampe e disegni cosicché mi resi conto di avere materiale a sufficienza per un secondo libro sulla grafica d’arte. Il primo libro uscì nel 1995 e riuscii a convincere il mio editore a commissionarmi un secondo libro sui disegni, le stampe e i poster polacchi: Contemporary Graphic Art in Poland, fu pubblicato nel 1997.
Il periodo dei miei primi viaggi in Polonia, 1985-1996, era un momento cruciale per il paese che dal regime comunista si stava trasformando con sorprendente rapidità in un moderno paese europeo. L’energia e la creatività del periodo veniva espressa in una ricca e variegata scena artistica, resa ancora più emozionante dal fatto che gli artisti polacchi erano di nuovo liberi di viaggiare e intessere relazioni internazionali non solo con gli altri paesi dell’area ex-comunista entro cui la maggior parte degli artisti polacchi era costretta. Durante la mia ricerca per i libri sull’arte polacca fui presentato al professor Witold Skulicz, Presidente della Società della Triennale Internazionale per la Stampa d’arte a Cracovia, che aveva a lungo sostenuto l’arte grafica in Polonia ed era la principale forza propulsiva della Triennale. Con la sua energia versatile e apertura culturale mi ha molto incoraggiato nei miei scritti e il suo generoso dono dei cataloghi delle precedenti mostre della Triennale mi ha introdotto all’immensa varietà e contribuito al mio interesse nei confronti della grafica d’arte. All’epoca pochi specialisti del settore conoscevano nel Regno Unito la Triennale di Cracovia e la grafica d’arte godeva di uno status marginale. Il contrasto offerto da Cracovia fu notevole: fui introdotto in quello che per me era un mondo completamente nuovo, stimolante e creativo. L’entusiasmo è stato rafforzato dall’invito a partecipare alla giuria della Triennale del 2003, nella quale fui eletto Presidente, un ruolo da me ricoperto anche nelle edizioni successive del 2006 e 2009. Questo forte coinvolgimento in uno dei più prestigiosi premi di grafica mi ha consentito un accesso ineguagliabile ad un’ampia varietà di stampe di artisti internazionali e ciò ha rafforzato in me la decisione di fare una ricerca e scrivere nel 2006 ‘Printmaking at the Edge’e successivamente ‘Critical Mass – Printmaking Beyond the Edge’ (2010).


Dopo molti articoli, conferenze, libri come è cambiato e si è sviluppato il tuo lavoro?
Certamente si è ampliato divenendo maggiormente inclusivo, è il naturale risultato per aver avuto l’opportunità di viaggiare molto più di quello che avrei mai creduto e di entrare in contatto con la grafica d’arte contemporanea in tutte le sue varie forme in conferenze e mostre in varie parti del mondo. Ciò che più mi ha colpito nei 25 anni di viaggi è l’energia e la consapevolezza acquisita dagli artisti nell’esplorare un ampio spettro di tecniche e maniere di esporre oltre al fatto di esercitare un effetto positivo sullo sviluppo sociale ed educativo. Il mio lavoro, sia nello scrivere libri o articoli, sia negli interventi durante conferenze o letture, ha rispecchiato questi cambiamenti. Allo stesso tempo sono consapevole che la mia posizione di “outsider”, privo di legami con organizzazioni accademiche o artistiche (sono stato definito uno studioso indipendente), mi ha permesso di esprimere liberamente opinioni e punti di vista più di quanto sarebbe stato possibile se fossi stato legato a qualche organizzazione. L’evoluzione continua della tecnologia digitale mi ha dato crescenti possibilità di ricerca ed espressione. Sono entusiasta del nuovo iPad e delle sue possibilità di presentazione delle informazioni sotto forma di e-Book interattivo nelle arti visive per esempio, una possibilità affascinante e stimolante.

Il tuo nuovo libro uscirà tra breve con il titolo Critical Mass: Printmaking Beyond the Edge. Oltre (Beyond) il limite è oltre la matrice, oltre la carta, oltre le regole-convenzioni della stampa?
“Regole-convenzioni della stampa” dice davvero tutto! La struttura tradizionale della stampa d’arte è una sorta di “dogma” in cui i procedimenti sono conservati gelosamente e le definizioni di stampa e grafica d’arte sono pieni di limitazioni. Questo mondo della tradizione ha senza dubbio prodotto meravigliose opere d’arte senza tempo, i Disastri della guerra di Goya o La carriera di un libertino di Hogarth o le preziosità della tradizione Ukiyo-e per esempio. Ma queste opere sono il risultato delle situazioni sociali, politiche e tecniche in cui furono realizzate e della determinazione di questi artisti nel far sentire la propria voce attraverso la loro arte. In effetti questi artisti modificarono le convenzioni del loro tempo. Il problema è che oggi taluni artisti continuano ad utilizzare le stesse tecniche che hanno usato quegli artisti senza rendersi conto che sono trascorsi oltre 200 anni e il mondo è cambiato. Dalla fine della Seconda Guerra mondiale tutto il mondo è cambiato di là da ogni aspettativa, la tecnologia continua ad avanzare ad un ritmo sorprendente e, per dirla senza mezzi termini, coloro che non seguono questa corrente rimarranno molto indietro. Le arti visive hanno sempre risposto alle variazioni delle condizioni sociali e politiche, e hanno avuto un rapporto molto più stretto con l'evoluzione tecnologica di quello che alcune persone (ancora) vorrebbero ammettere. Gli artisti tendono verso la rivoluzione piuttosto che verso la reazione, preferendo rompere gli schemi precostituiti invece che adeguarvisi. Ciò è particolarmente evidente nell’evoluzione della grafica d’arte negli ultimi 25 anni, è vero che ancora ci sono coloro che si conformano alle tradizioni artigianali del passato e rifiutano novità come la stampa atossica, la serigrafia o – mamma mia! – le tecnologie digitali.
Va bene, non c’è niente di intrinsecamente sbagliato nel seguire il passato se questo fa sentire qualcuno più sicuro, ma allo stesso tempo non dovrebbero cercare di frenare l'inevitabile processo di spostamento in avanti verso il nuovo, né dovrebbero insistere nel procedere aggrappati al passato.
A me pare sempre più evidente però che gli artisti con un migliore profilo nell’attuale comunità internazionale della grafica d’arte sono coloro che non hanno avuto timore ad avvicinarsi ai nuovi metodi e tecnologie, spostando in avanti i limiti, andando oltre i confini segnati dalle convenzioni internazionali, rispettando allo stesso tempo i risultati del passato.
Dall’altra parte stanno coloro che ancora (incredibilmente) non sono contenti riguardo alla crescente popolarità ed evoluzione della litografia poiché questa non richiede una matrice inchiostrata o a rilievo. Altri che ancora vedono la serigrafia come una tecnica non necessaria poiché viene usata per la realizzazione di poster e magliette, e ci sono anche coloro che guardano alle tecnologie digitali come a un prodotto satanico.
Credo che tutti noi conosciamo persone con punti di vista di questo tipo e hanno diritto di tenerseli se lo desiderano. La storia dell’arte è piena di esempi di artisti che trasgrediscono, rifiutandosi di seguire regole e decidendo di allinearsi con la rivoluzione piuttosto che con le convenzioni mettendo l’arte al servizio di un cambiamento politico e sociale.
Ed è per mezzo di artisti come questi, e non per mezzo di coloro che rimangono fedeli alle tradizioni non più particolarmente rilevanti, che la scena contemporanea della grafica d’arte è emersa e ha acquisito uno slancio inarrestabile. Al di là di ogni domanda, il limite è sempre un posto stimolante in cui stare!


Il numero “critico” di artisti dedicati alla grafica contemporanea, o meglio artisti visivi, che utilizzano liberamente tutti i metodi di stampa, è cresciuto considerevolmente tanto che i lavori prodotti si sono guadagnati una visibilità e una nuova vita non strettamente connessa all’artigianato e all’allure di antica manualità. Secondo te quali sono le principali ragioni?
Parte della risposta risiede in quello che potremmo chiamare “Sindrome dei vestiti nuovi dell’imperatore”. (N.d.T. I vestiti nuovi dell'imperatore su Wikipedia).
Questo accade quando le persone dotate di un minimo di senso critico capiscono che la maggior parte delle opere prodotte in certa arte visiva, per esempio la cosiddetta “Brit Art”, sono spesso aria fritta e ottima auto-promozione. La pittura, la scultura, le installazioni (senza menzionare la video arte) prodotte da tali artisti, divenuti delle “star” grazie ai mezzi di comunicazione è inutile, senza senso, costosa, mal fatta e, francamente, noiosa. Al contrario il lavoro prodotto dagli artisti attraverso, o con l'aiuto di tecniche di incisione e stampa può intrattenere, informare e avere un impatto reale sul loro pensiero e la loro vita, un’esperienza che rimane di rilievo anche in seguito. Non solo, spesso si tratta di lavori ben fatti, con prezzi accessibili a una vasta gamma di persone.
Le tecniche di stampa sono inoltre, proprio per la loro natura intrinseca, interessanti per gli studenti. I mezzi sono basati su processi che richiedono all’artista di interagire con i materiali e le attrezzature e anche di lavorare in collaborazione con altri. Questo vale sia per quanto riguarda i mezzi tradizionali sia per quelli digitali. C’è la necessità di un forte impegno con la carta, gli inchiostri e gli altri mezzi e il bisogno di lavorarci comprendendo quello che le attrezzature possono realizzare. Se uno studente inizia a utilizzare questi sistemi ciò sarà evidente nel suo lavoro finale, mostrando di possedere una integrità morale. Come disse Charles Rennie Macintosh “Vi è speranza nell’errore commesso in buona fede, nessuna nella fredda perfezione del puro stile”.
Un altro fattore è il potenziale della comunità elettronica per condividere e mostrare lavori a stampa attraverso i social network e le pagine web personali. La comunicazione è possibile immediatamente, un processo molto diverso rispetto a quello della galleria tradizionale. Rebecca Beardmore, artista e professore in Australia, ha detto durante il suo intervento alla conferenza internazionale SGC in Kansas City nel 2007che i suoi studenti non sono interessati a mostrare il proprio lavoro nelle gallerie, preferendo usare Facebook e YouTube. Il mondo digitale offre senza dubbio enormi possibilità di condivisione e collaborazione. Oltre a questo vi è la comunità globale degli amanti della grafica d’arte e di coloro che la praticano, poi le conferenze e simposi organizzate in modo da favorire incontri, scambi di idee e opere, oltre che per imparare nuovi modi di lavorare e di condivisione. Non mi viene in mente nessun altro mezzo delle arti visive o dello spettacolo, che offre una tale varietà di mostre ed eventi nazionali e internazionali. Partecipando a tali eventi si ha la possibilità di convalidare il proprio operato in un contesto più ampio andandosene via con rinnovato entusiasmo e idee. Ancora una volta, l'energia che rilasciano tali eventi è visibile nelle opere prodotte, e questo riesce ad attrarre l’attenzione di collezionisti e appassionati, appassionati delle caratteristiche proprie del mezzo. Considerando tutti questi elementi non meraviglia che ci sia stato un forte aumento degli artisti che si dedicano alla grafica d’arte e non vedo segnali contrari.


Può un file digitale essere considerate alla stregua di una matrice come proposto da Peter Halley nel 1997 in New Concepts in Printmaking 1?
Senz’altro, non ho alcun problema nel considerare matrice un file digitale. Fare il contrario è ostacolare lo sviluppo futuro e negare la possibilità di fare arte che il mondo digitale offre a molte più persone di quanto non fosse mai stato offerto dalle tecniche tradizionali.
E’ possibile impostare uno studio digitale con una modesta fotocamera digitale, un computer portatile e una stampante a getto d'inchiostro domestica, il tutto ad un costo inferiore a € 1000. In questo caso il file digitale è l'unica matrice, e negare che il processo possa permettere a chiunque di diventare un artista digitale, o che il lavoro prodotto non è arte perché privo di una matrice tradizionale, è profondamente antidemocratico. Certo si può obiettare che il fatto stesso di avere questi strumenti non fa di una persona un artista. Ma forse l’acquisto di una scatola per acquerelli, pennelli e un po’ di carta può farlo? Coloro che criticano la crescita della stampa digitale per l'abbassamento della qualità rispetto all’incisione tradizionale, hanno dal loro punto di vista, un argomento. Ma d'altra parte l'enorme quantità di dipinti mediocri prodotti da pittori della domenica o pittori dilettanti, e le loro mostre nelle sale parrocchiali e piccole gallerie in innumerevoli città e cittadine, non si può dire abbia fatto molto per promuovere la causa della grande arte. In entrambi i casi ben pochi riusciranno a produrre arte che resisterà nel tempo, ma non è questo il senso del fare arte.


Credi che la grafica sia al centro del fare arte nel contemporaneo?
Non ancora: ma a me sembra che la grafica d’arte si stia rapidamente muovendo in questa direzione per tutti i motivi che ho esposto nelle mie risposte alle domande precedenti. Tuttavia può accadere che le definizioni dei medium cessino di essere importanti o addirittura diventare insignificanti, dal momento che l'evoluzione di tutte le forme di arte visiva continua. Se sarà così, e penso che lo sarà, allora ciò che rimane è 'arte' fatta da 'artisti', indipendentemente dal mezzo o tecnica utilizzata e anche a prescindere da come l'artista definisce se stessa o se stesso. L’ingegnosità umana continuerà a trovare mezzi nuovi per l'auto-espressione, e sono anche certo che emergeranno nuove forme che non possiamo nemmeno immaginare. Chi, dieci o anche cinque anni fa, avrebbe potuto prevedere con certezza l'emergere di tecnologie interattive digitali, come quelle che si trovano nell’iPad Apple o il nuovo sistema di controllo Microsoft’Kinect'per la console di gioco, o le videocamere 3D ad alta definizione disponibili ora in commercio? La tecnologia continuerà certamente ad avanzare, fornendo nuove opportunità e sfide per la produzione di arte in forma seriale e offrendo a tutti quelli che vorranno avere la possibilità di fare arte nelle loro case o luoghi di lavoro. Ma non credo che questo avverrà a scapito della scomparsa delle forme artistiche tradizionali, ci saranno sempre coloro che anche in futuro utilizzeranno mezzi non digitali per fare arte.


Critical mass Printmaking Beyond the Edge di Richard Noyce
Editore A&C Black (data di uscita 15 marzo 2011)

 
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