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07.05.2010 Mirabili disInganni Laura Pagliani
 

In occasione del terzo centenario della morte del pittore, scenografo e architetto barocco Andrea Pozzo (Trento 1642-Vienna 1709), l’Istituto Nazionale per la Grafica - che ha recentemente acquisito un nucleo di 200 matrici del trattato Perspectiva Pictorum et Architectorum, illustrato da 223 tavole - ospita nelle sale espositive di Palazzo Poli una mostra a lui dedicata. L’iniziativa, promossa dalla Pontificia Università Gregoriana, vede coinvolti anche l’Istituto Storico Austriaco e la Biblioteca Hertziana (Istituto Max Planck per la Storia dell’Arte) di Roma.

L’opera di Andrea Pozzo, incentrata sulla rappresentazione illusionistica dello spazio è lo specchio della cultura visiva elaborata nell’ambito del Barocco e la sua più audace espressione figurativa. L’attività del gesuita trentino, nella mostra curata da Richard Bösel e Lydia Salviucci Insolera, viene presentata in tutta la sua complessità e multimedialità, laddove con questo termine si intende l’interazione di più mezzi espressivi concepiti come complementari e partecipi di una stessa concezione di elaborazione formale. Disegni per gli apparati scenografici dei grandi ‘spettacoli’ delle Quarantore, bozzetti dipinti - come quello originale per la volta di Sant’Ignazio -, disegni preparatori, incisioni, progetti per architetture religiose, il modello ligneo del grande altare di San Luigi Gonzaga in Sant’Ignazio, sono esposti insieme per evidenziare il carattere poliedrico dell’arte di Padre Pozzo.

Il fulcro del lavoro artistico di Pozzo, sia che si tratti di pittura, di architetture reali o di apparati effimeri è l’arte prospettica: la possibilità di descrivere uno spazio intermedio e quindi di collegamento tra quello architettonico e quello celeste. La retorica diviene lo strumento principale di cui si serve per presentare la propria poetica artistica, sempre a metà tra convenzione e audace sperimentalismo, come viene ad esempio espresso nel modello delle colonne sedenti. Gli inganni della prospettiva illusionistica vengono sfruttati per la loro capacità di rivelarsi tali agli occhi dell’osservatore che li svela dando luogo a disinganni. Questa dialettica (scomposizione - ricomposizione dell’immagine) ha la funzione di porre chi guarda - vale a dire il fedele - davanti ad una realtà mendace, quella puramente terrena e sensibile (l’inganno), che deve necessariamente essere trascesa per giungere alla verità (il disinganno). L’illusionismo, l’elemento scenografico viene impiegato con un fine morale secondo il dettame classico del docere delectando tanto caro ai gesuiti. A questo proposito particolarmente significativo è l’Autoritratto degli Uffizi, posto ad apertura della mostra, in cui è lo stesso Pozzo ad indicare la più nota delle sue finte prospettive pittoriche alludendo allo stesso tempo alla verità della rivelazione divina.

Il trait d’union delle diverse espressioni artistiche in cui Pozzo si cimenta è rappresentato dal trattato Perspectiva Pictorum et Architectorum che l’artista concepì e diede alle stampe tra il 1693-1700. Il testo si inserisce nell’ambito della trattatistica sulla prospettiva e sulla scienza ottica seicentesca (di cui sono proposti alcuni esempi in mostra) e ne rappresenta un reale momento di svolta: dalle disquisizioni teoriche si passa con la Perspectiva ad un manuale pratico realizzato per consentire l’applicazione effettiva delle regole prospettiche, esposte con la chiarezza che compete ad un testo intenzionalmente didattico. L’elemento centrale della mostra è rappresentato proprio dall’esposizione delle tavole del trattato – affiancate in alcuni casi anche dal disegno preparatorio per l’incisione – e di una selezione delle 200 matrici realizzate per le illustrazioni dello stesso. I rami sono la rilevante novità di questo lavoro espositivo che vuole mettere in risalto l’importanza dell’attività di un artista, i cui precetti e le cui idee ebbero una profonda influenza sulla cultura del tempo e non solo. La diffusione del trattato, tradotto in diverse lingue tra le quali persino il cinese, è una dimostrazione tangibile del rilievo che l’opera del gesuita acquisì nel campo della produzione architettonica e della decorazione pittorica prospettica.

Ulteriore prova di tale influenza è testimoniata in mostra da una serie di disegni, inediti, del gesuita Henri Laloyau. Collaboratore e allievo di Andrea Pozzo, Laloyau sembra ispirarsi proprio agli insegnamenti del maestro di cui propone in questo nucleo grafico un vasto campionario, fonte preziosa di documentazione soprattutto per quella parte di architettura chiesastica rimasta incompiuta.

Conoscenza scientifica, perizia pratica, creatività artistica e modestia religiosa: sono queste le componenti essenziali dell’arte e della personalità di Andrea Pozzo che la mostra indaga e rende fruibili al pubblico in maniera chiara ed esaustiva. Nello spazio di tre sale espositive sono concentrati gli elementi essenziali del lavoro dell’artista, con riferimenti puntuali alla cultura dell’epoca: dai trattati di retorica a quelli di prospettiva e scienza ottica e, ultime ma non meno importanti, le ricostruzioni di strumenti scientifici che stimolano ulteriormente l’interesse e la curiosità dell’osservatore.


Andrea Pozzo (Trento 1642-Vienna 1709). Pittore e architetto gesuita
Roma, Istituto Nazionale per la Grafica
5 marzo 2010 – 2 maggio 2010

Laura Pagliani su Printshow

 
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