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05.12.2005 Una visione svelata: Ancient of Days di William Blake Lenny Samperi
 

L'ultima decade del diciottesimo secolo, interamente vissuta nel quartiere londinese di Lambeth sulla riva sinistra del Tamigi, coincide con la raggiunta maturità dell'estro artistico di William Blake.
La sua attività in tale periodo, uno dei più prolifici della carriera, è contraddistinta dalla produzione di stampe di pregevole fattura, come ad esempio Glad Day, God creating Adam, Newton, Nebuchadnezzar, The House of Death, Pity, God judging Adam, Good and Evil Angels.
Ma a caratterizzare in maniera rilevante questo decennio è soprattutto la creazione dei cosiddetti "Illuminated Books".
Questo felice connubio di poesia e arti grafiche - così come lo intendeva lo stesso Blake: "a method of Printing which combines the Painter and the Poet" - che diverrà la maggiore peculiarità della sua singolare figura di artista, segna il punto di convergenza tra la prima feconda stagione della sua poesia epica e le sue innovative elaborazioni nella produzione di stampe. Se da un lato infatti dopo gli esordi lirici la poetica blakeana trova piena espressione mediante la forma epica, dall'altro le illustrazioni che accompagnavano le raccolte di liriche giovanili da semplici elementi decorativi assumono negli "Illuminated Books" una preponderante funzione simbolica.
Gli otto poemi epici prodotti in questo periodo, denominati anche "Prophetic Books", superbamente illustrati a colori, la maggior parte dei quali tramite la sua personale rivisitazione della tecnica dell'incisione a rilievo, non solo denotano il coagularsi di quell'organica architettura simbolica che convoglierà nell'esorbitante cosmogonia mitopoìetica dei tardi poemi The Four Zoas, Milton e Jerusalem, ma, in quanto coevi alla Rivoluzione francese, appaiono intrisi essenzialmente di tematiche politiche, se non addirittura come nel caso delle "Continental Prophecies, enfatizzano in modo esplicito la matrice rivoluzionaria del suo pensiero politico.
Di queste ultime opere Europe, a Prophecy, incisa e pubblicata nel 1794, elucida in maniera esaustiva la più eclatante delle visioni rivoluzionarie di William Blake, oltre ad essere considerata anche, per l'eccelsa resa grafica e il vigore del suo linguaggio poetico, quale paradigma tra i più riusciti della sua arte.
Il frontespizio di cui si fregia Europe, a Prophecy, comunemente denominato Ancient of Days, da taluni anche God creating Universe, è certamente una raffigurazione tra le più pregnanti e maggiormente conosciute dell'intera produzione artistica di Blake.
Sebbene compaia qui per la prima volta in assoluto, questa icona grafica venne in seguito pubblicata separatamente dal resto dell'opera ed ogni copia di essa, sia quelle presenti come frontespizio nelle dodici copie esistenti di Europe, a Prophecy, sia quelle invece rielaborate in varie occasioni lungo tutta la carriera, finanche in punto di morte come annotato dai suoi biografi, reca, come diverrà consuetudine nell'arte di Blake, una propria intrinseca specificità di soluzioni cromatiche e tratto del disegno tale da renderla un'opera unica e a suo modo irripetibile.
Al fine di superare l'univoca serialità del mezzo espressivo utilizzato per la stampa della sue prime opere, ovvero l'incisione a rilievo con metodo indiretto, cioè mediante l'uso di vernici resistenti e morsura d'acido, Blake era solito rifinire la stampa tirata in monocromia dipingendola a mano all'acquerello. Ma appena un anno prima della creazione di Ancient of Days, esattamente con le prime copie dei Songs of Experience, Blake aveva rifinito ulteriormente la tecnica dell'incisione acquerellata, "Illuminated Printing", riuscendo a stampare direttamente a colori le sue opere. Dopo la prima tiratura in monocromia la lastra veniva ripulita e venivano applicati con pennelli di setola nelle parti del disegno e della decorazione interlineare i pigmenti opachi di colore, che avrebbero prodotto, dopo aver riposizionato la lastra sul torchio calcografico, registrata con la tiratura in monocromia e stampata una seconda volta, un densa superficie, reticolare e venata, di notevole ricchezza cromatica. Infine una volta seccati i colori, la stampa era sottoposta alla meticolosa rifinitura a mano all'acquerello con pennelli di crine di cammello e per enfatizzare i contorni dei disegni con una penna appuntita ed inchiostro.
Per approfondimenti sulle varie tecniche incisorie utilizzate da Blake si rinvia ad alcuni eccellenti studi in materia, tra i quali è d'obbligo citare almeno Blake Printmaker di Robert Essick e Blake and the Idea of the Book di Joe Viscomi.
Da plausibili interpretazioni la fonte da cui Blake trasse ispirazione per il soggetto di questa illustrazione è da ricondurre ad alcuni versi contenuti nel Paradise Lost di John Milton, mentre secondo uno dei biografi vittoriani è da rintracciare invece nella vivida visione di una poderosa figura in cima alle scale di casa testimoniata da Blake medesimo. La fonte senza dubbio più accreditata resta comunque quella derivante dalla tradizione biblica, ovvero il settimo capitolo della profezia di Daniele, riletta alla luce delle dottrine gnostiche, le quali hanno, insieme alle dottrine esoteriche di derivazione alchemica e cabalistica, una rilevante ascendenza sulla genesi del suo vasto e complesso simbolismo.
La figura del canuto vegliardo, di indubbia influenza michelangiolesca, inscritta in una sfera luminescente, una sorta di infuocato globo solare, la quale aleggia su un insondabile, oscuro abisso in procinto di fendere con un compasso mentre al contempo è investito dal soffio portentoso del vento che spira da Oriente, coincide con l'immagine che i pensatori gnostici attribuivano al demiurgo, chiamato anche Antico di Giorni (Ancient of Days). Nel proprio credo religioso Blake non contempla la presenza del Padre Creatore, uno e trino, così come canonizzato dalla lettura dogmatica del verbo biblico da parte delle istituzioni religiose, cosicché l'onnipotente Dio del Vecchio Testamento, creatore dell'universo, viene relegato, solo e sempre al ruolo subalterno di iroso e vendicativo demiurgo, il quale assume nel suo simbolismo i connotati del tirannico personaggio di Urizen così come appare palese in molti dei poemi epici.

Il pantheon mitologico blakeano mostra Urizen scindere definitivamente la sua eterna natura di androgino con un atto di ribellione stimolato da un egoistico desiderio di potere, che Blake stigmatizza con il termine "selfhood", del tutto simile al gesto di ribellione di Satana palesando in tal modo sin dall'inizio i connotati demoniaci di questo protagonista.
Da siffatto principio ha origine l'esistenza temporale e la creazione del mondo della materia, finito e perituro, caratterizzato da fenomeni, per citarne alcuni come la divisione dei sessi, il ciclo di generazione e morte, e la percezione sensoriale come unica conoscenza possibile, fenomeni ritenuti la degenerazione, o "caduta", della primordiale condizione archetipica dell'essere androgino, in accordo ancora sia con le dottrine gnostiche, che alchemiche e cabalistiche.
L'illustrazione ritrae quindi Ancient of Days/Urizen nell'atto di creare, tracciando con un compasso, o meglio circoscrivendo - secondo una possibile derivazione etimologica del suo nome dal verbo greco "limitare" che è la radice della parola inglese "horizon"- questo fallace e caduco universo materiale. Alcuni versi presenti nel poema epico The Book of Urizen, focalizzano esattamente quest'immagine:
"He (Urizen) formed golden compasses and began to explore the Abyss"

L'icona simbolica dei "golden compasses", di chiara appartenenza esoterica ed alchemica, ampiamente utilizzata in raffigurazioni grafiche basti pensare ad esempio alla celebre Melancholia di Albrecht Dürer che non a caso Blake in tarda età teneva appesa al capezzale, viene posta in netta evidenza per sottolineare il presupposto essenziale che il suo regno verrà costruito su proporzioni geometriche e regolato da leggi fisiche. Un presupposto questo che fa coincidere la creazione universale di Urizen, parodica riduzione di quella biblica, con la concezione del Deismo settecentesco, i cui capisaldi secondo Blake erano da rintracciare nella teoria meccanicistica di Isaac Newton e nelle speculazioni filosofiche di John Locke e Francis Bacon.
Il Deismo propugnava la tesi di una divinità inattingibile e remota, creatrice disinteressata di un universo di fenomeni naturali che solamente attraverso il raziocinio potevano essere conosciuti e compresi. Una siffatta concezione, basata unicamente sul discernimento delle capacità del raziocinio, eludendo l'apporto fondamentale dell'immaginazione creativa, rappresentava per Blake una spuria e mistificatoria conoscenza, scevra di ogni anelito alla trascendenza, che era diventata preponderante e radicata tanto da essere intesa come una vera e propria fede.
In Ancient of Days quindi, così come nell'altrettanto famoso Newton, il simbolo del compasso, peraltro presente anche in altre stampe quali Christ in the Carpenter's Shop, Jakob's Dream, e The Spirit of Plato, assume precipuamente dei sinistri connotati metaforici, che vengono ulteriormente accentuati dal dettaglio affatto secondario che lo mostra retto con la mano sinistra, che nel simbolismo cabalistico, tanto caro a Blake, sta ad indicare la parte ove risiedono le facoltà del raziocinio. Urizen si rivela proprio nel secolo dei cosiddetti Lumi come il dio della ragione che corrompe e sottomette l'umanità sotto il giogo della sua scienza. In tutti i suoi scritti e nella sua condotta d'artista Blake non cessa di rivendicare un'ostinata avversione per l'incidenza del sapere scientifico e il conseguente progresso tecnologico ad esso connesso, che avevano tramutato ineluttabilmente la sua epoca e avviato la civiltà occidentale verso un percorso storico che egli presagiva come funesto.
Sarà questa la definitiva adibizione simbolica dell'iroso e tirannico Urizen, protagonista ancora nei tardi poemi epici The Four Zoas, Milton e Jerusalem, come si evince anche da una plausibile interpretazione del suo nome basata su variazioni omofone tali da renderlo di volta in volta: your eyes in, your eyes end, oppure you rising; you risen, ma sopratutto you reason; you, reason; your reason.

In Europe, a Prophecy, così come negli altri poemi epici del periodo di Lambeth, il campo d'azione mitologica del personaggio di Urizen è inscritto entro una contrapposizione prettamente manichea, un eterno conflitto tra la sua forza, repressiva e prevaricatrice, fautrice della promulgazione di dispotiche e pervicaci leggi morali per mezzo delle quali espletare il suo incontrastato dominio assoggettando le "regions of Humanity", opposta dapprima alla furia iconoclasta del personaggio ad egli speculare, ovvero Orc, simbolo di rivoluzione politica ed al contempo di dirompente pulsione sessuale liberata, e successivamente alle infaticabili e multiformi attività di Los, personaggio che incarna l'energia creativa dell'intelletto e la funzione escatologica del genio artistico.
In The Four Zoas, la rappresentazione di questa perenne lotta tra opposti, ampliata ed inglobata in un labirintico simbolismo caratterizzato da un'ampia gamma di attanti, viene traslata in una sorta di immane dramma psichico. In breve, Urizen impersona la ragione che dopo innumerevoli conflitti riesce ad usurpare il ruolo alle altre facoltà intellettive - da Blake chiamate Zoas -, rompendo in tal modo l'equilibrio psichico e diventando così la dispotica divinità che presiede le tutte le funzioni della mente:
"Now I am God from Eternity to Eternity"

Nella narrazione visionaria del poema epico Milton Blake rimprovera all'illustre poeta seicentesco, nonostante la profonda ammirazione tanto da considerarlo il più grande poeta della letteratura inglese, di aver avallato la concezione che il raziocinio fosse la primaria facoltà dell'essere umano e non esita perciò a raffigurarlo come un adepto di Urizen, con tanto di battesimo nelle acque del fiume Giordano.
Infine nella mastodontica struttura simbolica di Jerusalem la funzione di Urizen rimane essenzialmente inalterata e la creazione del suo universo condensata in versi che riecheggiano ancora una volta l'immagine di Ancient of Days:
"the Ancient World of Urizen in the Satanic Void"

In conclusione la figura di Ancient of Days/Urizen risulta essere il corrispettivo simbolico di ogni forma di pervicace ed idolatra tirannia, a guisa di demiurgo, Dio veterotestamentario o di qualsiasi altra dispotica divinità che propugni coercitive leggi morali e verità assiomatiche come tali per Blake erano anche i dettami scientifici della sua epoca. Una tirannia che Blake concepiva inoltre come il dominio incontrastato del raziocinio sull'intelletto umano e dalla quale egli stesso, ben consapevole, paradossalmente non era affatto immune, lottando con proverbiale accanimento per esorcizzare alcuni tratti "urizenici", peraltro l'aggettivo "urizenic" è entrato nell'uso corrente della lingua inglese, che riaffioravano nel corso della sua tribolata esistenza d'artista.
Allo stesso modo di Ancient of Days/Urizen Blake ritenne necessario costruirsi un proprio esclusivo universo simbolico - "I must Create a System or be enslav'd by another Mans" - ed elaborare un personale linguaggio artistico, simultaneamente poetico e figurativo, per forgiare le sue dirompenti visioni, ma la sua arte, così come peraltro la sua singolare condotta d'artista, non rimase succube di nessuna tirannia - "I will not Reason or Compare: my business is to Create" - giacché sgorgava da un'irrefrenabile immaginazione creativa in perenne e costante divenire:
"The Nature of my Art is Visionary or Imaginative".

 
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