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22.02.2007 Wunderkammer. La casa di specchi: Massimo Arduini Massimo Arioli
 

"Però, mi pare che mi abbia riempito la testa di idee...soltanto, non saprei dire esattamente di quali idee. In ogni modo, qualcuno ha ucciso, qualche cosa; questo almeno è chiaro…"
(L. Carroll, Attraverso lo specchio)

Un caleidoscopio nello spazio senzatitolo. L'idea mi è parsa subito familiare forse perché Massimo Arduini cercava di costruire un meccanismo e, in buona sostanza, soprattutto una macchina retorica che parlasse dell'origine dell'opera d'arte. Si trattava in fondo di installare un gioco che rimandasse direttamente alla osservazione proposta da Ernst Gombrich nel breve saggio Il cavallo a manico di scopa ovvero le radici della forma artistica:

"quella strana zona che chiamiamo "arte" è come una sala tutta specchi …. Ogni forma evoca mille ricordi e immagini secondarie. Non appena un'immagine è assegnata all'arte, viene a crearsi un nuovo nesso di rapporti al quale l'immagine non può sfuggire".

The figures tell a different story, (Le immagini raccontano una storia diversa) è un modo di dire che indica quanto spesso le immagini abbiano la capacità di rivelare, di aggiungere informazioni rispetto a ciò che già conosciamo ma anche quanto in realtà sappiano negare verità mai poste in discussione prima.

Il ritratto di Marilù, la sorellina di Massimo, le immagini colorate dei piccoli fermagli o dell'artista stesso nei panni di un equilibrista sono unità minime di un lessico familiare che lasciate all'interno del meccanismo presentano un'attitudine alla disorganizzazione ordinata dell'insieme. Il caleidoscopio si presenta come la sala delle meraviglie dell'artista/collezionista, è un apparato ludico che vuole accreditare il caso come origine di tutto e che non esita a gettare, alla stregua di un ospite inatteso, lo scompiglio tra gli abiti che ogni giorno indossiamo per convenienza e opportunismo.

Così, le immagini aspirano ad essere gli atti mancati più veri, sono la libertà di dire senza remore ben oltre il minimo e il quotidiano presentati e subiti. Al contrario dell'inganno e della menzogna che ci rassicurano in una situazione di apparente serenità e in un mondo popolato da maschere, le immagini e gli oggetti a noi cari, proprio quelli che abbiamo eletto e che affollano il mondo privato di ciascuno di noi, rompono il silenzio, aprono un varco a un vortice di dubbi e incertezze e smascherano il pietoso conformismo.

Le immagini si moltiplicano grazie alla rotazione e al gioco degli specchi ma dal tourbillon del fétichiste-voyeur dileguano nel corpo unico evanescente. Alla frenesia del segno si sostituisce, nella seconda apertura dello spazio, la visione dall'alto dell'intricata accumulazione di una forma statica (la familiare attache) riproposta con ossessione iterativa, variata nella scala e alterata nella finitura di superficie.
Quella forma familiare, senza un sotto e un sopra, senza né destra né sinistra, è strutturata per essere libera nello spazio e svincolata dai margini in cui è nata. La luce continua, intensificata dal gioco degli specchi che aveva accompagnato le immagini discontinue e frammentate del caleidoscopio, lascia il campo a una luce intermittente che alimenta la forma fluorescente che non vuole più essere autoritratto ma essudato di un processo cognitivo e liberatorio fatto di attese e sorprese. Attesa e sorpresa acquistano consistenza nei grappoli di parole che disegnano le sagome antropomorfe messe a presidio della galleria e che offrono un appiglio al senso ma lasciano deluso chi volesse catturarlo per renderlo finito.

Prima che la macchina inizi il suo movimento, resta solo da chiedersi:
"Funzionerà? E cosa vedremo?"



Wunderkammer La casa del Caleidoscopio
L'idea del caleidoscopio mi riportava a quell'epoca aurea in cui dalla fotografia si transitava all'immagine in movimento: la Lanterna Magica. Che non è altro che la scatola delle meraviglie o la camera delle meraviglie. Die Wunder Kammer. Perciò m'era sembrato plausibile ricostruire un caleidoscopio in scala ingrandita, oltre ad un'ambientazione che fosse luogo di accadimenti straordinari, di magie. Mi sembrava anche interessante lavorare sull'idea del prototipo postumo, o del progetto a posteriori dell'opera, visto che si trattava di ricollocare il tutto in una fase "superata". Ed era, secondo me, anche esplicativa e paradigmatica del mio lavoro: tutta l'installazione, pensata per lo spazio Senza Titolo, è in definitiva una mise en abyme al cubo. Un luogo limite per programma. L'autoritratto fosforescente è collocato nella "casa - stanza", che si guarda dall'alto; il caleidoscopio, sempre dall'alto, mostra immagini nostalgiche o ironiche, ma rigorosamente progettate. Solo che gli specchi del caleidoscopio e la rotazione del disco le trasformano in forme-immaginifiche. Che io stesso non so ancora, mentre scrivo, esattamente come saranno. Mentre delle figure-sagome, delineate da lettere di testi, compaiono sulle pareti guidando lo spettatore e funzionando quasi da segnaletica. A questo progetto ha contribuito in maniera determinante Potito Ficci che da sempre condivide il mio percorso artistico e la cui amichevole e preziosa partecipazione ne ha reso possibile la realizzazione. Ed è anche l'incarnazione della prima figura che guarda una fonte di luce nel basso della sala principale della mostra. Proprio da alcune discussioni tra noi è scaturita l'esigenza di riportare il "discorso" ad una situazione, come dire, primordiale o più banalmente di passaggio delle modalità del vedere/guardare.
Massimo Arduini


Massimo Arduini (1964) è nato a Roma dove vive e lavora. Ha insegnato presso le Accademie di Urbino, Macerata ed attualmente a Roma. Si è occupato di didattica artistica con persone diversamente-abili dal 1999 e nel 2004 presso la GNAM. Ha inoltre partecipato e curato edizioni artistiche e mostre di grafica.

Per contatti: maxvonsidol@alice.it

Attività espositiva degli ultimi 4 anni.:
2006
"WUNDERKAMMER" Galleria SENZA TITOLO, Roma www.spaziosenzatitolo.org/wunderkammer.html

2005
"Arrocco, per la rassegna SOLITARI", Torre d'Orlando, C. della Valle, (PG)
"Tribù della Memoria, Interno Olandese", Roma, Galleria Nazionale d'Arte Moderna
"Premio Santa Croce di Grafica" Villa Pacchiani, Santa Croce (PI)

2004
"Cicatrici Lunari", Milano, Argomm Teatro
"Arte all'Opera", Ciampino (RM). D'AC
"Mostra Bianca", Piazza Armerina (EN), Bannata Arte Contemporanea

2003
"Segni d'Artista", Opera grafica dell'Accademia di Roma, Formello (RM), Centro per la Grafica d'Arte
"Lilliput-2" Torino, Galleria Martano
"Happy Birtday Yoga Flow" mostra dell'artista/performer C.Nizza, Roma, Studio Campo Boario
"Manufacto: arte da indossare", Roma, Arte Fuori Centro

 
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