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21.11.2005 Ipotesi di racconto: diario onirico in metamorfosi Giovanna Elettra Ranno
 

Avevamo incontrato la giovane artista italo-greca Giovanna Elettra Ranno nel febbraio dello scorso anno (vedi articolo), con piacere ospitiamo questo suo intervento dopo l'assegnazione del Premio FotoLeggendo 2005.



L'esigenza di manifestare e analizzare condizioni esistenziali e reazioni psichiche che percepisco, sia dal mondo esterno che da quello interiore, rientra nella necessità pittorica e grafica della mia ricerca. Una visione intima, onirica per oggettivare ciò che si annida nel pensiero dell'anima. Riprodurre, esternare e bloccare: sensazioni emozionali, atmosfere surreali di ricordi fuggevoli che fluttuano nella memoria del tempo, e nei luoghi indossati dal mio passaggio dove ogni velo e destinato a cadere nel momento della ripresa. Il corpo si estrae dalla propria fisicità per oltrepassare il dato fisico ed inserirlo in un discorso poetico basato sull' ambiguità del c'è e del non c'è , esplorando tra gli interstizi della realtà. Richiamando fantasmi partoriti da zone silenziose, impercettibili all'occhio umano

Sono entrata nell'inquadratura dell'immagine nel suo divenire, instaurando un rapporto diretto, intimo tra: soggetto/corpo femminile (da sempre luogo di fertilità e continuità vitale), strumento fotografico e spazio abitato (dove porte, finestre, specchi nascono per un libero arbitrio di aprirsi, chiudersi, evadere…) nel tempo che scorre, suggerendo il concetto di metamorfosi, per arrivare alla conoscenza di se creando una realtà nascosta. L'immagine che si rivela ha sempre un margine di sorpresa che stupirà ulteriormente i miei sensi quando avrò davanti ai miei occhi lo sviluppo delle dia.

Il mio coinvolgimento introspettivo si rivolge alla sfera emotiva. Immagini oniriche, accattivanti, autonome ma consequenziali, strutturate in un unico discorso. Trasformatosi ed evolutosi in un diario intimo di emozioni vitali che si susseguono. Ogni singolo attimo sensazionale crea un momento di uno stato d'animo che emerge dal sotterraneo; viene colto e impressionato nel suo divenire malgrado la sua transitorietà.

Non c'è una storia da costruire se non quella individuale realizzata da emozioni individuali dove ciascuno può scorgervi significati altri ma al tempo stesso possono essere condivisibili. Con il mio lavoro cerco di comunicare un energia che possa trasmettere altre sensazioni: singole, personali per chi guarda. Sono immagini che evocano suggestioni, emozioni e comportamenti di risposta da parte del fruitore. Coinvolgere emotivamente e culturalmente l'osservatore in modo che quest'ultimo avverta la mia entità, attraverso la propria esperienza e sensibilità.


Su Cultframe il testo di Maurizio Chelucci direttore artistico del Premio FotoLeggendo 2005

 
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