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04.04.2008 Laura Manfredi: la scelta grafica Chiara Giorgetti
 

1. Quali ritieni possano essere considerate le tappe formative del tuo percorso artistico? (artisti, studi fatti, letture, musica, altro)
Penso che più di ogni altra cosa abbia contato il fatto che i miei genitori abbiano sempre portato me e mia sorella, sin da piccole, a vedere mostre d'arte. L'approccio da bambini all'arte porta il vantaggio di guardare le opere senza alcun 'preconcetto' o 'sovrastruttura'. L'unico criterio che segui è se un quadro ti piace oppure no... Quindi direi, innanzitutto, l'approccio diretto con le opere. Poi, intorno ai vent'anni ci sono state delle letture molto importanti per me. Dovendo riassumere direi che ho attinto molto dai testi della Woolf (dai racconti ai romanzi, da cui spesso traevo il titolo per alcuni miei lavori) e da alcuni classici di antropologia (come Il Ramo d'oro di Frazer); anche le letture fatte per la preparazione della mia tesi intitolata 'La maschera tra identità e alterità' mi hanno molto 'suggestionato'. E poi direi dei film -non saprei fare un breve elenco di titoli, a dire il vero- che mi colpivano per le scelte di alcune inquadrature.

2. Perché questo interesse nei riguardi della grafica d'arte?
La Grafica d'arte è stato un'incontro non scelto; l'esame di incisione era infatti obbligatorio in accademia.
Alla prima lezione il mio docente, Mario Benedetti, ci ha detto che l'incisione o la si odia o la si ama.
Dell'incisione ho prima amato il modo di lavorare: il procedere è lento, ci sono molti passaggi e molte attese; lavori su una lastra di metallo - la matrice-,che è molto bella da vedere e da toccare e piano piano viene trasformata e si arricchisce di nuovi segni; è anche bello il fatto che una volta commesso un errore sia difficile tornare indietro. Come per ogni tecnica è con l'esercizio che si diventa bravi in incisione.
Poi ho apprezzato la ricchezza espressiva che la calcografia offre, la sfida di riuscire a mantenere freschezza ed 'incisività' (scusa il gioco di parole) dell'immagine, pur con processi di lavorazione molto lunghi e ben studiati e progettati.

3. Casualità, specularità, sono aspetti del lavoro che ti interessano oppure preferisci partire da un progetto compiuto e definito?
Diciamo che più che altro mi interessano le correzioni in corso d'opera. Per questo sono fondamentali le prove di stampa intermedie. Parto con un'idea abbastanza chiara di come dovrà essere la lastra, ma spessissimo il risultato finale è diverso da quello progettato.

4. L'elaborazione mentale oltre che fisico-chimica è una parte importante nella stampa d'arte, trattandosi di un mezzo mediato da diverse fasi non consente una diretta verifica di ciò che si sta facendo, è per te un vantaggio, una sfida, o semplicemente un'opportunità in più per sviluppare l'idea iniziale?
Decisamente un'opportunità in più. I miei ultimi lavori - dei monotipi calcografici misti - sono nati proprio cosi, stampando prima un monotipo, poi aggiungendo un dettaglio stampato in calcografia tradizionale, poi stampando un altro monotipo in sovrapposizione e così via. Il risultato è una composizione che si crea passo passo, raggiungendo anche le 8/10 battute successive.

5. Ci sono materiali che più di altri ti interessano per le qualità che possiedono?
In realtà non ho materiali che preferisco ad altri, per definizione. Diciamo che a seconda di quello che voglio ottenere scelgo di lavorare su un metallo od un altro, oppure di usare una vernice di copertura al posto di un pastello a cera o ad olio…

6. E riguardo ai formati, soprattutto in passato prediligevi le grandi dimensioni, è ancora così?
Diciamo che ho dovuto ridimensionare i mie lavori per problemi puramente pratici. Non è praticabile realizzare una lastra di due metri per uno nel mio micro laboratorio. Comunque, scendo raramente sotto i 50x70 cm (mi riferisco alla dimensione del foglio) e mi piace anche ricavare formati accostando più fogli 50x70, come nei monotipi. Tra l'altro è la stessa cosa che sto facendo con i miei quadri…

7. Quali sono le mostre viste negli ultimi tempi che ti hanno colpito di più?
Direi sicuramente alcuni lavori di Vedova visti a Venezia e una bella mostra del Mart sulla parola nell'arte.

8. Per quanto riguarda invece la tua attività espositiva hai progetti già definiti per il 2008?
In realtà, dopo un 2007 intenso, per il momento ho in programma solo piccole cose come un'esposizione "privée" per l'inaugurazione di uno studio di un amico… Diciamo che sento l'esigenza di lavorare un po' e produrre nuove cose.

Laura Manfredi è un'artista che vive e lavora a Milano.

Cartella monotipi calcografici
Titolo: La cartella contiene due serie di monotipi calcografici: serie 1 e serie 2.
Ciascuna serie è composta da tre dittici accostati. Ogni singolo dittico misura 100 cm (base) x 70 cm (altezza). L'opera è composta da due prove di stampa della stessa lastra calcografica, con interventi 'pittorici' e di collage, accostate a comporre un dittico. La tecnica è mista.
Si tratta di monotipi calcografici con stampa di parti di lastre calcografiche di riciclo (in parte ancora monotipi, in parte stampe calcografiche tradizionali, in caso un misto delle due cose) in sovrapposizione, stampate in diverse battute.

 
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