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03.04.2008 Riccardo Galleni: segno e forma Chiara Giorgetti
 

Si è da poco conclusa la mostra di Galleni allestita al Woo Bong Art Museum nel centro di Daegu nella Corea del Sud. Organizzata dall'Università Cattolica di Daegu, è stata realizzata grazie all'artista Ho-Jin Jung che ha coordinato l'evento. L'artista ha scelto di esporre una selezione di opere: dalle prime incisioni del 1979, con cui partecipò alla Triennale di Milano, fino alle ultime xilo, elaborazioni con bulini, maniere nere, disegni a inchiostro, una grande installazione composta da 128 fogli in rame e alluminio e una stampa di grandi dimensioni (140 x 100cm), e un frottage e sasso di terra cotta per un totale di 60 opere.

Come scultore la parte del disegno nel tuo lavoro presumo sia sempre stata fondamentale, è iniziata da qui la tua passione per la grafica?
Il soggetto delle mie opere parte sempre da un disegno e da qui il suo sviluppo, piuttosto che partire dal volume, anche se è vero che ho studiato Scultura e che anche questa è parte fondante nella mia ricerca. Ho iniziato invece con la grafica nello studio di mio padre a Pietrasanta, disegnatore artistico e pittore (su committenza) di grandi formati per chiese e pubbliche istituzioni. Nello studio era annessa la stamperia dove all'età di 15 anni ho iniziato a stampare. Molti degli artisti che gravitavano intorno alle fonderie e laboratori di marmo di Pietrasanta e Carrara sono passati dalla stamperia, incuriositi e sorpresi di trovarne una. Forse per questo mi sono interessato alla scultura.

Gli strumenti e i materiali mi pare che rivestano per te un'importanza determinante, niente è scelto a caso, ma ponderato per le proprie caratteristiche anche di significato. Il legno, il rame, la terracotta, i metalli, le punte, tutto sembra essere parte di un rituale per la messa in opera. Quali sono le caratteristiche che ti fanno preferire un mezzo ad un altro? (intendo dire la tattilità, il colore, o altro)
Questa è una domanda che spesso mi pongo e a cui non trovo una risposta, per così dire esaustiva. Certo è che i materiali che uso, sia nella grafica che nella scultura, devono essere per me fonte di "piacere " nel lavorarci e soprattutto devono riuscire a restituire le energie usate durante l'esecuzione, sia che si tratti di una forma sia di un segno. Devo dire che nel modo in cui lavoro non ci devono essere ripensamenti; una volta iniziato, se faccio errori, difficilmente posso porvi rimedio, se accade l'opera sarà un'altra rispetto all'idea iniziale. Questa è una caratteristica che mi obbliga ad usare certi materiali: argilla, rame, stagno, carta, così come per le pietre e il marmo …
E' un piacere legato al fare artistico, al lavoro vero e proprio, alla conoscenza e a quello che impari ricercando continuamente, una ricerca non retorica ma in un certo senso filosofica.

Sia la scultura che la grafica d'arte richiedono generalmente lunghe procedure, nel tuo caso le opere sembrano venute fuori di getto nella loro immediatezza. Considerando che tu sei l'autore dei lavori e non deleghi ad altri la realizzazione, immagino che tu abbia tempi, chiamiamoli di riflessione sull'opera, piuttosto lunghi. O è vero il contrario?
La casualità e il tempo giocano nelle mie opere un'importanza fondamentale. Non so se questa è una scusa o un'attenuante, ma è così. Una volta iniziato sono veloce, ed è giusta la tua osservazione, ma sia prima che dopo ho bisogno di tempo, molto tempo, per una serie di preparativi, riflessioni, "decantazioni", oltre alle caratteristiche di alcuni materiali che necessitano di tempi lunghi, ma comunque non così lunghi come i tempi che necessitano a me.

Osservando i tuoi lavori grafici, ma anche le tue installazioni, ciò che colpisce maggiormente è la sensazione di leggerezza, quasi di trasparenza che trasmettano come se in un istante, veloce e impalpabile, emergessero i segni dalle superfici. La preferenza accordata alle tecniche dirette dell'incisione e alle carte leggere è legata a questa volontà o è solo l'impressione dell'osservatore?
Nelle mie opere la facilità è in un certo senso la finalità, facilità non come esecuzione quindi ma come intenzione. Mi applico molto per trovare il modo per eliminare tutto quello che potrebbe risultare "lavoro", così da fare apparire solo l'essenza. Mi sento molto vicino alla musica, per questo aspetto. Come per la musica lo strumento è il mezzo per arrivare alla sonorità musicale. Pensiamo alla maniera nera, quanto è faticoso fare la preparazione e quanto delicata essa risulti una volta conclusa, una volta iniziato il disegno esso si conclude in poco tempo, se sei stato bravo hai un' opera altrimenti devi rifare tutto da capo. L'altro aspetto è la necessità che il materiale o il supporto abbia una pelle sensibile che possa registrare tutti i passaggi nel divenire, una specie di registratore di tempo memoria e per qualcuno che opera in questo campo è vitale.

Abitando parte dell'anno tra Milano e Pietrasanta, quale luogo ti consente di lavorare meglio? E se entrambi con quali differenze?
Ho lasciato un comodo studio a Pietrasanta che ho avuto per più di 15 anni e lasciato l'Accademia di Belle Arti di Carrara per trovarmi in Accademia prima a Torino poi a Milano e uno studio in collina in mezzo ad un bosco. Tutto questo senza aver pensato quali cambiamenti avrebbe portato, ma solo per il piacere di cambiare. Ora so che mi trovo spesso sul treno a viaggiare tra uno sperduta collina a 500 metri sopra il livello del mare e Piazza Repubblica-via Brera a Milano. Se penso a nuovi cambiamenti, per esempio se dovessi cambiare Accademia o avere un altro studio lo cercherei forse in Norvegia o in Francia.

Progetti futuri?
Sto realizzando in questi mesi una serie di sculture istallazioni per la Biennale di Scultura, e ho un progetto che spero di poter iniziare quest'estate, un incrocio tra scultura e grafica grande come una camera. Oltre ai mie soliti work in progress dello studio.


Riccardo Galleni è un artista che vive a Milano e Pietrasanta, è Docente di Grafica d'Arte all'Accademia di Belle Arti di Brera, Milano.

 
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