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02.01.2007 Beata Ciunowicz, il segno e la memoria Chiara Giorgetti
 

Si inaugura il 10 gennaio 2007 a Milano, presso lo Studio d'Arte Cannaviello Dopamine, una collettiva a cura di Ivan Quaroni.
Gaia Carboni, Umberto Chiodi, Beata Ciunowicz, Emiliano Di Mauro, Massimo Gurnari, ed Elena Rapa tutti artisti molto giovani che questa galleria espone per la prima volta. Lo scopo è quello di presentare al pubblico le ultime ricerche sull'arte contemporanea, raggruppando artisti, sia pur molto diversi tra loro, senza affinità di stili o fini narrativi comuni.
Distanti dai loro predecessori degli anni Novanta, gli artisti di Dopamine sono latori di una nuova sensibilità, che alla seduzione pervasiva delle immagini televisive preferisce la generazione di figure originali, partorite dall'inconscio e dal sogno, ma anche dalla coscienza vigile e dall'osservazione critica della realtà. Così, mentre le sculture e le incisioni di Beata Ciunowicz affrontano in maniera diretta il dramma dell'infanzia violata, i disegni e le tele di Umberto Chiodi sembrano dar voce agli incubi e ai lemuri della psiche. E se le texture geometriche e ornamentali di Gaia Carboni sovrappongono impulsi optical e illustrazioni di sapore vittoriano, le opere di Elena Rapa innestano gli influssi dello stile manga sulle rêverie di marca Pop-surrealista. E infine, mentre Massimo Gurnari mescola nelle sue scene assurde e paradossali elementi espressionistici e pop, Emiliano Di Mauro distilla una pittura scarna, quasi bi-cromatica, dai contorni estremamente rarefatti.
Catalogo in galleria con testo di Ivan Quaroni.

Abbiamo rivolto a Beata Ciunowicz alcune domande sul suo lavoro

La tua formazione vera e propria? (studi fatti, esperienze varie, ecc)
Fino alle prime lezioni di storia d'arte, all'età di 11 anni, non sapevo neanche dell'esistenza dell'arte. Sulle pareti della mia casa erano appese le riproduzioni di quadri religiosi, ma per me erano soltanto immagini dei santi. L'insegnante di educazione artistica, avendo visto i miei disegni, mi ha consigliato di proseguire gli studi presso il Liceo Artistico (a Olsztyn, in Polonia). Lì ho studiato storia dell'arte e ho imparato le tecniche del disegno, pittura, scultura, ecc; ho visto delle mostre e ho incontrato anche artisti, ma la parola "Arte" era per me ancora vuota.
Soltanto alle lezioni di storia dell'arte moderna del professor Cerritelli all'Accademia di Belle Arti di Brera di Milano ho scoperto che l'arte è viva. Anche il professore Nicola Salvatore ha avuto un ruolo molto importante per la mia formazione. Ha continuato a mettermi in discussione finché nel mio operare artistico non ho trovato il mio linguaggio.
A Brera ho scelto dei corsi per approfondire la mia conoscenza della teoria dell'arte, dell'opera e dello spettatore. Volevo essere cosciente nel creare e progettare delle reazioni del pubblico ai miei lavori.

Quali gli artisti della storia dell'arte che hai amato? (o che tuttora sono punto di riferimento)
Come disse Guido Strazza (nel suo intervento al XXIV° Congresso Nazionale: Formati & Riformati, Rovereto, novembre 2004), la forma d'identità di un artista è in stretta relazione con la sua idea di tradizione. Tradizione significa sapere non tanto e solo ciò che si è stati e si è fatto quanto il come si è arrivati a fare e ad essere quella cosa con la quale sentiamo di identificarci.
Nel mio caso sono tanti gli artisti, di diversi periodi e stili, ai quali mi sono ispirata per accrescere la mia espressione artistica. La mia indagine si fonda sulla conoscenza del maggior numero possibile di dati. Da una parte si tratta di conoscere pensieri e moti dell'anima che portano alla creazione dell'opera, da un'altra, curando gli aspetti tecnici, dell'impadronirsi di sistemi grafici e formali. Nel mio processo creativo coniugo, assimilo, elaboro elementi del Rinascimento del Romanticismo e dell'arte Moderna (prima e seconda Avanguardia). Gli artisti della storia dell'arte che ho amato più di tutti sono: Michelangelo, Rembrandt, Goya, Munch, Van Gogh, Bacon, Duchamp, Schwitters, Dubuffet, Munari.

Quanto influisce Milano nel tuo lavoro?
Secondo W. Worringer l'impulso formale, in qualsiasi periodo della storia umana é sempre espressione adeguata dei rapporti dell'uomo con il suo ambiente. Nel mio lavoro tratto la sofferenza altrui, del quale sono spettatore attraverso i mass media, poiché essa tocca la mia coscienza. Ma esprimo questo "spettacolo reale" del dolore degli individui afflitti con un certo distacco, la freddezza meccanica degli automi. Questa è la sensazione che percepisco nell'ambiente in cui vivo attualmente, la città di Milano.

Come racconteresti il tuo lavoro a chi non lo conosce affatto?
La mia ricerca è concentrata sul fronte concettuale. Assemblando parti di bambole e componenti meccaniche di orologi, macchine da scrivere, casse acustiche o biciclette realizzo delle sculture che sono allo stesso tempo dinamiche e reattive, in quanto rispondono con movimenti e suoni all'azione dello spettatore.
L'elaborazione di ciò che per me è inelaborabile, specialmente il drammatico tema dell'infanzia violata, continua tramite la grafica. Spesso la lastra diventa un assemblaggio quando per crearla utilizzo parti degli stessi oggetti impiegati nelle sculture. Operando coi materiali depositati dentro la mia mente, riflessioni, ricordi, immagini, unisco il segno creato dall'oggetto con il "disegno" della scultura o della figura che ha ispirato la scultura stessa, cioè la rappresentazione della vittima. Così "riscrivo" sulla carta la tragedia della violenza, della sofferenza che giace nelle sculture.
Nel processo creativo coniugo l'intreccio tra figurazione ed astrazione. Pur traendo immagini dai quotidiani, non documento necessariamente tutti gli elementi della realtà osservata, ma cerco di creare un campo di sospetti visivi in cui non prevalga la contrapposizione, ma piuttosto l'intreccio e l'integrazione.
Metto a servizio della mia poetica il nomadismo culturale e l'eclettismo stilistico, dove è la stessa descrizione che deve accadere. Tutto diventa importante e significativo: la scelta delle immagini, il loro accostamento e la forma che assumono.

Perché la grafica come mezzo privilegiato?
Quando la prima volta ho visto delle grafiche d'arte ne sono rimasta affascinata. Non pensavo di essere in grado di apprenderne le tecniche e di usarle come mezzo espressivo. Soltanto perché a Brera incisione è un corso obbligatorio per gli studenti di pittura ero costretta ad affrontare l'argomento. E fin dall'inizio mi sono innamorata. In gran parte ne è responsabile il professor Bacco. Grazie ai suoi insegnamenti e alla sua capacità di spronarmi alla ricerca del metodo d'espressione più congeniale alla mia poetica. La grafica, per me, non è solo mezzo privilegiato di rivelazione, è una passione.
Sono sempre alla ricerca di un segno che oltre ad offrire sé medesimo ai sensi, dà indizio della realtà che vivo ed ogni volta trovandomi davanti all'opera conclusa, davanti all'ultimo risultato compiuto, ritengo che esso sia una delle possibili risposte, ma non necessariamente l'ultima.

Progetti futuri?
Nel mese di gennaio i miei lavori parteciperanno alla mostra "Dopamine" nella galleria Cannaviello a Milano e alla mostra " Arte Grafica Italiana" nella galleria Kulturhaus Karlshorst a Berlino. Confrontarmi con gli spettatori mi permette di verificare quanto sono riuscita a trasmettere e a coinvolgere. Confrontarmi mi permette di crescere. Il mio desiderio è di migliorare le mie capacità espressive e accrescere il valore, non solo estetico, delle mie opere.
Ho già pronti dei materiali per i nuovi lavori. Aspetto solo che maturino le idee. Per ora non faccio progetti più lontani.

Beata Ciunowicz nasce a Ostròda (Polonia) il 30 luglio del 1976. Dopo gli studi presso il Liceo Artistico di Olsztyn si iscrive all' Accademia di Belle Arti di Milano dove nel 2006 consegue il Diploma di Laurea in Pittura. Tra le principali mostre degli ultimi 2 anni ricordiamo:
2006 mostra collettiva di grafica d'arte Corpo urbano, Palazzo fondazione Cominelli, Cisano di San Felice del Benaco, opera esposta: Mediolan, 2006, incisione, tecnica mista.
2005-2007 progetto intermediario Password, sito web: www.password.or.at. Esposizioni: Password, gennaio 2006, Feldkirchen, aeroporto Graz (Austria); Password-station 2, marzo 2006, Cali (Colombia), Password-station 3, giugno 2006, Casa Refugio - Condesa, Mexico City (Mexico).
2005 IV Premio Internazionale Biennale d'Incisione Città di Monsummano Terme. Opere esposte: libri d'arte: Gli occhi pesavano sul petto, tratto dall'opera Memoria, 2005, stampa alta; L'immaginazione con toni tratto dall'opera Beati, 2005, stampa alta.
2004 Premio Nazionale delle Arti di Roma, Museo degli Strumenti Musicali, Roma. Opere esposte: Il cuore dei padri batte oggi di paura V, 2004, grafica d'arte, cera molle e acquatinta; Il cuore dei padri batte oggi di paura VI, 2004, grafica d'arte, acquaforte.


Dopamine
inaugurazione: 10 gennaio 2007 ore 18:00
dal 10/01/2007 al 17/02/2007

Studio d'Arte Cannaviello
www.cannaviello.net

 
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